ROMA - Parte in salita, al Senato, l'esame del decretone della manovra 2004. A complicarlo, come se non bastassero i 2.300 emendamenti presentati, ecco un curioso scontro tra il relatore, Ivo Tarolli, e il Governo. Oggetto della contesa, che ha animato la giornata di ieri e avrà seguiti oggi, la vendita di immobili pubblici aventi interesse culturale. Tarolli ha presentato alla norma, l'art. 27 del decreto, un emendamento che mira a rendere le vendite ancora più spedite inserendo un "silenzio assenso" di 60 giorni scaduti i quali, se le soprintendenze regionali non avranno dato parere negativo, il bene perderà ogni tutela e sarà liberamente vendibile. Un'iniziativa che Tarolli, senatore Udc, afferma essere partita dal ministero dell'Economia. Che però, ieri con il sottosegretario Maria Teresa Armosino ha negato di avervi avuto a che fare. È consuetudine che al relatore sui principali provvedimenti dell'Esecutivo, e su quelli della manovra di bilancio in primis, tocchi di assumersi la paternità di modifiche che il Governo presenta senza voler comparire. E, dato che la stragrande maggioranza degli emendamenti alle manovre sono proprio del Governo, ecco che ripensamenti, correzioni, retromarce sono spesso occultati dal comodo paravento della firma del relatore. Il quale non sempre può studiare le proposte a fondo. Ed è quello che forse è accaduto con il "silenzio-assenso": Tarolli, peraltro senatore attivo e scrupoloso, potrebbe aver firmato carte giunte dall'Economia trascurando di analizzarne tutte le implicazioni. Che hanno invece provocato le prevedibili critiche delle opposizioni, dei Verdi, ecc, ma anche secchi altolà di altri esponenti del Governo. Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, anch'egli Udc, in una nota ha ricordato che ogni emendamento del Governo dev'essere concordato con il ministero dell'Economia e con il suo stesso dicastero, aggiungendo che «nessun ministro era stato ed è autorizzato a presentare o a far presentare al relatore» proposte emendative senza l'assenso preventivo del ministro dei Rapporti col Parlamento: cioè il suo che, in questo caso, dunque non c'è stato. Ma anche l'Economia rifiuta ogni coinvolgimento. La Armosino è stata esplicita: il decretone, ha detto al Senato, esprime la voce del Governo, «E io oggi rappresento il ministero dell'Economia e non ho ancora avuto modo di vedere quell'emendamento. Che è di iniziativa parlamentare: non mi sorprende che neppure Giovanardi ne sappia qualcosa». «Gli emendamenti che ho presentato giovedì ha replicato Tarolli , compreso quello sul "silenzio-assenso", mi sono stati sollecitati dall'Economia, che mi ha fatto sapere che godevano dell'accordo di tutti i ministri. Ma le cose, a quanto pare, non stanno così». E Giovanardi? «Fa bene a chiedere maggior collegialità!». In un'intervista, il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ha negato che la proposta fosse stata concordata e teme il «saccheggio» dei beni artistici. Tarolli, dopo una riunione tenutasi ieri senza molto costrutto (quella di maggioranza, per tentar di scremare gli emendamenti, è slittata ad oggi), ha indicato una mediazione: allungare il termine del "silenzio-assenso" rispetto ai 60 giorni dell'emendamento e portarlo a 120 giorni. E, in effetti, dare più tempo alle soprintendenze per esprimere la loro valutazione sembra una provvida cautela: l'art. 27 si riferisce bensì, quanto alle «valorizzazioni e dismissioni», agli immobili, ma per quel che concerne la verifica dell'interesse culturale è di portata vastissima: riguarderà, «d'ufficio o su richiesta», «le cose immobili e mobili» appartenenti a Stato, Regioni, Province, città metropolitane, Comuni «e ogni altro ente o istituto pubblico». Cosa accadrebbe qualora il termine spirasse senza conferma del valore culturale del bene e, dunque, della sua tutela? La commissione Bilancio ha cominciato in serata a votare il decretone. L'intenzione è di condurlo in aula giovedì e licenziarlo entro fine mese per la Camera. L'eventualità del voto di fiducia continua a essere oggetto di riflessione. Si spera di evitarlo ma non si esclude di dovervi ricorrere.
Duello sui beni artistici, poi la mediazione
Il Senato ha iniziato a esaminare il decretone della manovra 2004, con un emendamento del Governo che mira a rendere le vendite di immobili pubblici aventi interesse culturale più spedite. L'emendamento, presentato dal relatore Ivo Tarolli, prevede un "silenzio assenso" di 60 giorni, dopo il quale il bene perderà ogni tutela e sarà liberamente vendibile. Tuttavia, il Governo ha negato di aver presentato l'emendamento, e il ministro dell'Economia Maria Teresa Armosino ha affermato che il decretone esprime la voce del Governo.
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