E' partita la richiesta. La Soprintendenza ai Beni Culturali prova ad usare i finanziamenti provenienti dal gioco del Lotto per compiere un'opera di restauro a Palazzo Spada: si vuole intonacarlo. Un intervento necessario a mettere una pezza all'altro restauro, quello, che quasi quarant'anni fa ebbe per oggetto il palazzo che oggi ospita il Municipio di Terni e che prima di allora era la dimora delle suore Leonine. Un restauro che fece discutere all'epoca e ora vede decisamente sconcertati i tecnici della Soprintendenza. Un restauro che dette ad un importante storico dell'arte, Carlo Argan, l'occasione per spiegare a tutti come non andava fatto il restauro di un edificio antico. "Lo scorticato vivo", chiamò Argan Palazzo Spada. Proprio per la decisione di togliere l'intonaco e lasciare a vista la muratura in pietra, sassi e mattoni. Eppure per quell'intervento il Comune si era rivolto ad esperti, allora stimati professori universitari, oltre naturalmente ai tecnici della Soprintendenza che seguirono passo passo i lavori. Quel restauro durò quasi quattro anni, i primi pezzi d'intonaco vennero tolti dalla facciata di Palazzo Spada, alla fine del 1968. I lavori si conclusero per il Natale del 1973. L'edificio era malconcio anche dal punto di vista statico tanto che i primi interventi furono di consolidamento. C'erano stati alcuni cedimenti. «La parete che oggi si affaccia sul parcheggio è stata completamente rifatta - ricorda Mauro Perissinotto il geometra del Comune che fu assistente di cantiere del restauro di Palazzo Spada - Poi si sono utilizzate catene di acciaio con le quali si è in pratica ingabbiato il palazzo». Le placche di metallo che si possono vedere sui muri esterni di Palazzo Spada sono i bulloni finali, di ancoraggio di quelle catene. Per alleggerire la struttura si sono svuotate le volte e proprio in quell'occasione sono state trovate numerose anfore, «le famose anfore che servivano proprio ad appesantire», spiega Perissinotto. La proposta di togliere l'intonaco dalla facciata del palazzo non passò in modo indolore. Ci fu già all'epoca chi si oppose in maniera decisa. La Soprintendenza fece riunioni su riunioni. Si produceva un falso perché gli edifici rinascimentali, qual è Palazzo Spada, erano tutti intonacati. «Le murature di Palazzo Spada sono andanti, non ha alcun senso lasciarle a vista», dice oggi Raffaele Davanzo, responsabile per il ternano della Soprintendenza ai beni culturali. Eppure allora si decise per il "falso". Circola anche la diceria che vuole lo "scorticamento" di palazzo Spada opera di uno studioso medievalista che odiava il rinascimento e voleva che Terni riproponesse solo il suo aspetto medioevale. Anche gli infiissi in alluminio anodizzato che chiudono le arcate sul cortile interno sono un pugno in un occhio, e non solo per la Soprintendenza. «Quella è stata una scelta anch'essa discussa. Siccome servivano spazi si è deciso di chiudere il loggiato e si è fatto in modo tale che quell'intervento fosse visibile, si era optato per il metallo per far capire chiaramente, evidentemente, che si trattava di un intervento moderno», ricorda Perissinotto. Ma ora quelle finestra vanno sostituite. «Sarebbe bastato usare degli infissi scuri», affermano in Soprintendenza. Un capitolo a parte è costituito dagli affreschi che ornano la sala del consiglio e non solo. Anche in questo entrarono in gioco diversi esperti. Una ditta specializzata si occupò della ripulitura dei dipinti che erano illeggibili tanto erano neri e sporchi. Poi si decise di affidare il restauro ad un pittore ternano Guido Mirimao, un artista stimato e apprezzato. Il restauro, discusso, venne portato a termine non appena il Comune divenne proprietario di palazzo Spada. Per entrarne in possesso cedette in cambio dell'area dell'ex caserma Brignone, in piazza Valnerina. Le suore leonine, proprietarie del palazzo che era anche sede della scuola magistrale, non avrebbero potuto affrontare un restauro così oneroso. Lo cedettero al Comune in cambio di un'area edificabile, una parte della quale fu a sua volta sacrificata per la costruzione dell'edificio che ancora oggi occupano, proprio dalle parti della stessa piazza Valnerina.
UMBRIA - La Soprintendenza chiede i fondi del Lotto per restauro a Palazzo Spada:
La Soprintendenza ai Beni Culturali di Terni ha deciso di utilizzare i finanziamenti del Lotto per effettuare un restauro a Palazzo Spada, che ospita il Municipio. Il progetto prevede l'intonaco della facciata del palazzo. Tuttavia, il restauro precedente, avvenuto quasi quarant'anni fa, ha causato controversie. Il tecnico Carlo Argan ha criticato la decisione di togliere l'intonaco, chiamandola "lo scorticato vivo". Il restauro è stato condotto con l'aiuto di esperti e tecnici, e ha richiesto quattro anni di lavoro. Il palazzo era stato danneggiato anche dal punto di vista statico, con cedimenti e necessità di consolidamento.
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