Si è rimasti molto alle idee di massima. Aria fritta verrebbe da dire. Ma l'aria fritta diventerà un bando di gara ad evidenza pubblica per la gestione di Forte Marghera. Come dire che le idee sono belle, ma servono progetti veri, che stiano in piedi da soli. Ma chi si aspettava più carne al fuoco, più concretezza, più progetti veri, ieri è rimasto deluso perchè c'è chi continua a proporre il sogno di un posto dove si va a passeggiare, ad ammirare gli alberi e ad ascoltare il cinguettare degli uccellini. Solo che una passeggiata bucolica come questa costa alla collettività come l'intera stagione del Toniolo. Ecco perchè il sindaco Massimo Cacciari ieri ha messo uno stop. Bello, dice, ma non sognatevi di chiedere soldi al Comune. "Autosostentamento totale" - sillaba il sindaco al convegno organizzato ieri a Forte Marghera per discutere i progetti sulla struttura. "Perchè già ci stiamo dissanguando per il parco di San Giuliano e il bosco di Mestre, che faranno diventare Mestre una delle città più verdi d'Europa e dunque non si può certo pensare che abbiamo altri quattrini da mettere in questa impresa del recupero del campo trincerato di Mestre." Chiaro, no? "E vuol dire che il complesso di Forte Marghera, il più bello del campo trincerato della terraferma, deve diventare un polo di qualcosa che sia in grado di reggersi con le sue gambe. Dunque, grazie allo sforzo messo in campo da Marcopolo System, che finora ha gestito Forte Marghera, grazie allo Iuav per le idee "il forte che diventa bandiera, simbolo di Mestre" e alla Soprintendenza per gli spunti "di qua l'area picnic, più su i servizi", ma ci vuole ben altro, a cominciare da un interlocutore unico, in grado di reggere il tutto. Massimo Cacciari lo dice chiaro e tondo: "Niente spezzatino." E vuol dire che il Comune non ha intenzione di trovarsi a fare l'appalto con l'associazione X per la gestione del capannone Y e un altro appalto con la società Z per un altro capannone. Serve una gestione unitaria. E serve qualcuno in grado di tenere in piedi la baracca senza chiedere contributi al Comune. E Massimo Cacciari non lo dice, ma siccome è uno abituato a realizzare, ha già in testa chi gli può portare a casa il risultato. Non a caso al convegno che si è tenuto ieri a Forte Marghera era presente una delegazione di Verona fiere e c'era pure il presidente di Venezia Fiere, Marino Cortese. Verona Fiere ha bisogno di Venezia come "vetrina" ed è per questo che è entrata in Venezia Fiere con il 35 per cento del capitale. Se gli viene offerta l'occasione di potersi fregiare del nome blasonato e conosciuto in tutto il mondo di Venezia, allora è disposta a mettere mano al portafogli. E Verona fiere ha già fatto fare uno studio di fattibilità che prevede una spesa di 28 milioni di euro per far partire il forte. Cioè per farne che? Questo è il punto, che qui ovviamente non ci può stare nè Vinitaly nè la fiera del marmo o dei cavalli. Qui ci possono stare solo fiere di nicchia e, stringi stringi, fiere tipo l'oro o il lusso, le griffe o il design, ma non fiere per il grandissimo pubblico. Basti pensare che Vinitaly conta su 7 mila parcheggi per i visitatori e 2 mila parcheggi per gli espositori. Mestre non ha a disposizione strutture simili. Ed è il motivo per cui l'assessore regionale Renato Chisso conclude il suo intervento dicendo chiaramente che "è impensabile appesantire sotto il profilo della viabilità una zona come questa." Ed è chiaro che Chisso ha in mente un utilizzo "meno intensivo e più distensivo" del Forte. Non che disdegni l'opportunità di richiamare forti investimenti, "ma la Fiera mi lascia molto perplesso".