Demolire o non demolire? Il dibattito su questo antico dilemma si è riaperto dopo la proposta dell'architetto Leonardo Benevolo, presidente della Commissione per la sistemazione di piazza Augusto Imperatore, di demolire i palazzi di epoca fascista costruiti dall'architetto Vittorio Morpurgo che si trovano a lato di via Ripetta, con l'eliminazione dell'intero porticato che va da via del Corso al lungotevere. Lo scopo sarebbe quello di creare un'ampia area attorno al mausoleo di Augusto e alla teca dell'Ara Pacis che è stata rimossa ma non ancora sostituita dall'edifico progettato dall'architetto americano Meier. La polemica è stata arroventata dalla programmata demolizione del padiglione della Galleria Nazionale di Arte moderna costruito dall'architetto Luigi Cosenza, uno dei migliori architetti italiani del Novecento, il padiglione voluto da Palma Bucarelli e Giulio Carlo Argan. Un comitato di storici dell'arte, di personalità della cultura e del giornalismo, che ha tra i primi dieci firmatari il sovrintendente del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Claudio Strinati, ha lanciato un appello in cui si spiegano le ragioni storiche e culturali che sono contrarie a questi progetti. Essi osservano che si tornerebbe ai tempi in cui questi interventi erano dettati dalle esigenze politiche del regime fascista. Era il periodo in cui Mussolini giustificava ogni intervento di demolizione per esaltare il destino imperiale dell'Italia fascista. SÌ ripeterebbe adesso lo stesso errore di allora perché si vor-rebbero demolire i palazzi dell'architetto Morpurgo per creare uno scenario favorevole ai resti del Porto di Ripetta. Certo oggi le demolizioni sono in contrasto con la concezione moderna di rispettare le testimonianze del passato indispensabili prove di un processo storico. In un bel saggio sulla trasformazione urbana di piazza Augusto Imperatore la studiosa Maria Grazia Tolomeo ricorda che fu creata allora una rottura irreversibile nel tessuto barocco della zona. Centoventi edifici posti su un'area di 28.000 metri quadri vennero distrutti insieme a quell'Audito-rium che solo recentemente Roma ha riavuto. Ma la Tolomeo mette in luce anche il valore storico e architettonico dell'opera dell'architetto Morpurgo. «La piazza scrive diventa un teatro in cui il palcoscenico centrale è il monumento ma, e qui nasce l'idea originale di Morpurgo, rispetto a una visione strettamente razionalista, lo sfondo, come scena fissa degli edifici che lo circondano, è profondamente romano nei porticati, nei materiali usati, nei colori ocra e laterizio, nelle coperture a terrazza che sembrano sfondare il cie-lo, al modo del Valadier». Alla decorazione plastica e musiva degli edifici parteciparono numerosi artisti, per il mosaico Ferruccio Ferrazzi, per i bassorilievi Biagini, Arturo Dazzi, Ivan Mestrovich e Pippo Rizzo. C'è da augurarsi che l'appello degli studiosi sia ascoltato perché questi edifici, per quanto discutibili, sono un documento di un'epoca che testimonia di un periodo che ormai fa parte della cultura e della storia della città.
Demolire oppure no
La Commissione per la sistemazione di piazza Augusto Imperatore ha proposto la demolizione dei palazzi di epoca fascista costruiti dall'architetto Vittorio Morpurgo, che si trovano a lato di via Ripetta. L'obiettivo sarebbe quello di creare un'area attorno al mausoleo di Augusto e alla teca dell'Ara Pacis. Tuttavia, un comitato di storici dell'arte, di personalità della cultura e del giornalismo ha lanciato un appello contro questi progetti, affermando che si tornerebbe ai tempi in cui questi interventi erano dettati dalle esigenze politiche del regime fascista.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo