FIRENZE. «La Biennale dell'Antiquariato? Arrivata alla sua venticinquesima edizione, gode di ottima salute». Parole di Giovanni Pratesi, segretario generale da quattro bienni, a cui va il merito di una manifestazione fortemente rilanciata e piena di iniziative volte a mantenerne il prestigio di mostra di rara eleganza. Da oggi al 7 ottobre prenderà vita nella splendida cornice di Palazzo Corsini la kermesse che richiama sulle rive dell'Arno migliaia di appassionati, collezionisti e anche esperti e storici dell'arte, confermando il respiro internazionale, proprio com'era nell'intento dei suoi fondatori nel lontano 1959, Giuseppe e Mario Bellini e del loro continuatore Guido Bartolozzi. Signor Pratesi, la città è stracolma. Merito della Biennale dell'antiquariato? «Senz'altro, lo conferma la nostra segreteria, un sensore molto sensibile degli umori del mercato dell'arte. La nostra manifestazione ha per tradizione il ruolo di apertura del mercato internazionale, dopo la parentesi estiva». Chi è il pubblico della Biennale? «A Palazzo Corsini vengono collezionisti e direttori dei musei: aggiungo, che il pomeriggio, venerdì dalle 16 alle 19 è riservato a loro». Addirittura funzionari dei musei a caccia di capolavori... «Certamente, gli antiquari vendono volentieri ai curatori museali, nonostante qualche lungaggine burocratica allunghi un po' i tempi dei pagamenti. Ma è una questione di prestigio». Presenze calcolate? «Ventimila, stando ai biglietti venduti, più un numero infinito di collezionisti invitati dagli antiquari, in quanto ogni espositore (e sono un centinaio) ha a disposizione cento biglietti. Tutto questo racchiuso in dieci giorni». E la crisi del settore di cui si era tanto parlato? «Effettivamente i negozi hanno registrato un momento di disagio, ma la Biennale ha una sua clientela che si è formata nel corso di queste venticinque edizioni per la presenza esclusiva di opere importanti e garantite». In che senso? «Una visita preventiva dei Carabinieri del Comando tutela del patrimonio artistico mette al sicuro da acquisti 'incauti'; in altre parole ogni pezzo, venduto qui, ha una provenienza certa, cosa che tutela il compratore da eventuali brutte sorprese. Da sempre l'oggetto antico è riservato a un'elite di persone capaci di capirne il valore intrinseco. Com'è cambiata la cjientela negli anni? «Diciamo che è diventata sempre più internazionale: oggi buoni clienti sono i russi. Sanno comprare, amano i pezzi che abbiano un tono da palazzo, essenzialmente del Sette, Ottocento. E la scultura di marmo che entra a pieno titolo nella tradizione del collezionismo russo ottocentesco con scultori italiani attivi per la corte degli Zar». Oltre ai russi? «Arrivano richieste da tutte le parti del globo. Grandi decoratori di interni di molti paesi stranieri vengono alla Biennale e comprano pezzi che poi 'abbinano' a tutta una serie di oggetti di artigianato artistico che va dai paralumi ai tappeti, muovendo così una filiera di decine e decine di attività sparse in tutta la Toscana». Le novità salienti di questa XXV edizione? Intanto la pubblicazione di un volume, edito da Allemandi e finanziato dalla Cassa di Risparmio di Firenze, articolato in due sezioni: la prima a cura di Antonio Paolucci, Sandro Bellesi ed Enrico Colle che ripercorre la storia delle edizioni precedenti della Biennale attraverso la scelta delle opere più significative acquisite da istituzioni o da collezionisti privati (capolavori del calibro della 'Buona ventura' di Valentin de Boulogne, acquistato nell'81 dal Toledo Art Museum o il Trittico portatile di Bernardo Daddi, ndr.). Mentre la seconda, curata da Eugenio Busmati, rievoca la manifestazione attraverso gli occhi dei visitatori celebri. E poi le mostre collaterali». Quali, fra le tante iniziative? «Quella dedicata alla Manifattura di Montelupo, che prende spunto dalla donazione fatta da Massimo Bartolozzi, figlio dell'antiquario Guido, con l'aggiunta di alcuni pezzi della raccolta del Museo di Montelupo. In accordo con il dipartimento per i Diritti e le pari apportunità, in una grande sala concessa dalla contessa Lucrezia Miari Fulcis Corsini e dalla Contessa Livia Branca Sanminiatelli, e allestita da Pier Luigi Pizzi i visitatori potranno ammirare un'esposizione sul ritratto femminile dal Cinquecento ai giorni nostri; l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze (sponsor storico della Biennale insieme alla Camera di Commercio di Firenze) coadiuva ad organizzare questa mostra collaterale e alla pubblicazione di un catalogo: per la gioia degli occhi, saranno esposte anche sculture concesse in prestito dal Museo degli Argenti e dagli Uffizi, e splendidi ritratti di collezioni private». Senza dimenticare la solidarietà. «Certo, anche quest'anno avrà luogo proprio stasera, giornata inaugurale della Biennale, con opere antiche offerte dagli antiquari, l'asta di Christie's, i cui proventi saranno devoluti all'associazione 'Corri la vita'». Sono annunciate anche nuove iniziative: i premi. Quali? «E1 vero, questa edizione sarà arricchita da un premio letterario riservato a pubblicazioni artistiche selezionate da una giuria presieduta dalla Soprintendente Cristina Aciduli, e da un premio attribuito al lungometraggio, documentario o film d'arte. Con un'ulteriore novità: durante l'allestimento il regista Luca Verdone girerà un documentario tra le quinte degli stands filmando gli antiquari nel loro privato rapporto con le opere d'arte, la loro collocazione e la loro illuminazione. E poi ancora un'altra sorpresa». Ovvero? «Il 4 ottobre verranno assegnati i riconoscimenti sponsorizzati da Luigi Koelliker per la miglior pittura e da Girolamo Etto per la migliore scultura presenti a Palazzo Corsini, scelte insindacabilmente dalla Commissione Scientifica: in entrambi i casi il premio consiste in 10mila euro, somma che non andrà direttamente all'espositore (a cui spetta una targa), ma verrà utilizzata per il restauro di un'opera pubblica». Un'impresa titanica, dove trova l'energia? «Organizzare la Biennale è molto faticoso, un impegno è così gravoso che non ce la potrei fare senza la collaborazione di altri due 'volontari', antiquari a loro volta: Fabrizio Guidi Bruscoli ed Enrico Frascione e tutti i componenti del Comitato della Biennale». Un desiderio segreto per il futuro della manifestazione? «La Biennale fiorentina è una grande mostra internazionale. Ciò è dovuto alla qualità degli espositori e alla cortese disponibilità di funzionari del Ministero e delle Soprintendenze che ovviano in parte alle lungaggini e agli ostacoli delle norme legislative. Il desiderio sarebbe quello di non dipendere dalla cortesia e dalla discrezionalità dei funzionari, ma da leggi di tutela più in sintonia con le norme comunitarie».