Ora siamo all'emendamento creativo. Si tratta della nonna del silenzio-assenso che dovrebbe essere introdotta per sveltire le procedure di dismissione e vendita dei beni culturali italiani. I maligni hanno suggerito che dietro l'emendamento presentato al senato dal relatore di maggioranza, Ivo Tarolli, ci fosse direttamente il ministro dell'economia Giulio Tremanti. Ma il sottosegretario all'economia, Maria Teresa Armosino, smentisce che ci possa essere il governo dietro questa proposta del silenzio-assenso. Ieri, prima di entrare in commissione, Armosino ha detto che il governo non ha ancora avuto il tempo di valutare gli emendamenti presentati, quello di Tarolli compreso. Quindi né la Armosino, né tantomeno Giulio Tremonti sapevano nulla dell'emendamento Tarolli? E' stata un'iniziativa solitaria e creativa del relatore? Lo stesso Tarolli ieri è apparso alquanto nervoso e anche un po' in imbarazzo perché probabilmente il suo ruolo gli ha impedito di dire tutta la verità, niente altro che la verità. Così, dopo che il sottosegretario Armosino aveva detto di non aver mai visto quell'emendamento, il relatore è sbottatto: «allora non commento oltre». Poi però, forse per far capire qualcosa agli elettori, prima ancora che ai giornalisti, il relatore di maggioranza ha raccontato che gli emendamenti da lui presentati giovedì scorso «sono stati sollecitati dal ministero dell'economia, presupponendo che godessero di una intesa con gli altri ministeri. Pare però che non fosse così». Sulla faccenda è intervenuto anche il ministro per i rapporti con il parlamento, Giovanardi, già chiamato in causa nei giorni scorsi per dipanare la matassa dell'emendamento alla delega previdenziale del ministro Maroni. Giovanardi ha intenzione di introdurre un ulteriore passaggio al momento della presentazione di emendamenti di maggioranza per poter garantire una effettiva collegialità nell'operato del governo. «Le cose sono ormai chiare e stanno come noi Verdi avevamo già detto venerdì - spiega il senatore Sauro Turroni - il fido Tarolli ha fatto il passamano per gli emendamenti di Tremonti e adesso pretende anche di giustificarli». Si tratterebbe dunque - sempre secondo i Verdi - non solo di norme e provvedimenti pericolosi perché mettono in gioco il patrimonio culturale nazionale, ma anche di «sotterfugi e mezzucci a cui fa ricorso Tremonti per imbrogliare gli altri componenti del governo». Persone così sleali, è la conclusione di Turroni, non possono certo avere in mente «il principio di leale collaborazione». Ed è anche ovvio comunque che il «caso Tarolli» mette in evidenza anche altri problemi politici, oltre che una forma della politica inedita. Paolo Giaretta, relatore di minoranza della finanziaria (Margherita) ha fatto notare per esempio che la maggioranza ha presentato più emendamenti dell'opposizione. La Casa delle libertà - ha detto Giaretta -è divisa: una parte si rende conto dell'enormità di provvedimenti come il condono edilizio e l'alienazione dei beni di pregio, mentre una parte è prigioniera dei buchi del Tesoro. Tremonti, Urbani e Matteoli, su certi temi, hanno visioni opposte ed è per questo che - sempre secondo l'esponente della Margherita - si rischia ora il voto di fiducia. Il primo risultato politico potrebbe essere - almeno questo è l'auspicio - che nella maggioranza prevalga la consapevolezza della mostrosuità del condono che Tremonti tenta di portare in porto. «Di fronte all'emendamento Tarolli, Urbani e Matteoli piangono lacrime di coccodrillo», ha detto ieri Fausto Giovannelli, capogruppo dei Ds in commissione ambiente del senato. «La manovra finanziaria 2004 - ha spiegato Giovannelli - contiene la più grande liquidazione del patrimonio culturale e ambientale del paese che mai sia stata prevista da un provvedimento di governo». I Ds dicono quindi di attendersi un no all'emendamento Tarolli sui beni culturali da parte del vertice della stessa maggioranza. Ci si attende anche una «marcia indietro rispetto all'aberrante idea che un abuso edilizio possa cancellare il demanio e in particolare il demanio marittimo». Quella dei Ds non è una polemica astratta. Si riferisce infatti a un altro emendamento (sempre di maggioranza) per cui si sanerebbero gli abusi e gli edifici abusivi sulle spiagge, garantendo l'accesso al mare (bontà loro) e il diritto di passaggio. Un provvedimento che fa il paio con l'abbinamento tra condono e concessione edilizia, che non solo rischia di premiare i più furbi e quelli che hanno fatto gli scempi maggiori, ma che potrebbe anche regalare a costoro pezzi interi di demanio.