La notizia, non del tutto confermata, passata tra le forche caudine di detti e contraddetti, ha messo in fibrillazione il deputato della Margherita Andrea Colasio che, in commissione cultura, si è battuto per il restauro del Castello Carrarese riuscendo anche ad ottenere dal Ministero dei beni Culturali un finanziamento di 4 milioni di euro che, aggiunto allo stanziamento della Fondazione Cariparo, offre un piatto di circa 5 milioni sufficienti ad avviare il risanamento del complesso medievale. La notizia è che il ministro di Grazia e Giustizia, Roberto Castelli ha pronto un decreto che decide l'alienazione delle antiche carceri (palazzi di valore storico) per investire sulla modernizzazione dell'arcipelago dei re-clusori sovraffollato e fatiscente. Andrea Colasio: «Giovedì proporrò un'interrogazione Mi devono rispondere immediatamente» Sono stati stanziati 5 milioni di euro per forno del restauro L'impegno di Urbani e della Cariparo Nell'elenco dei beni da vendere ai privati pare ci sia anche il Castello di Padova. «Questa decisione - dice Colasio - fa a pugni con quanto era stato disposto dal ministro Urbani. Forse il ministro di Grazia e Giustizia non si rende conto che il Castello che è stato sì carcere absburgico e poi della nostra repubblica, fu anche il cuore pulsante della cultura medievale all'epoca della signoria carrarese e espressione della forza del dominio con Ezzelino da Romano. Insomma si tratta di uno dei monumenti più insigni della città, vero e proprio simbolo dell'identità padovana. Tra l'altro Castelli è della Lega e mi sembra che questa iniziativa che cancella un lacerto importante della storia locale sia tale da far venire l'allergia alla cultura leghista». Colasio, giovedì, su questo decreto, presenterà una question-time al ministro. «Una privatizzazione di un'opera di valore storico e architettonico del calibro del Castello Carrarese - continua il deputato padovano - è un salto nel buio, il privato non può prescindere dal business, non può entrare in un affare in perdita, il privato potrebbe essere un mecenate illuminato, ma è più facile che sia semplicemente un uomo d'affari» E allora l'alternativa sarebbe tra un castello tipo Disneyland, con camera delle torture, salone del trono, cavalieri e fanti in costume d'epoca, armati di durlindane e balestre e un ciclopico centro commerciale con annesso ristorante che serve pietanze trecentesche (tra l'altro pesantissime). E' inquietante, poi, che giri voce di due importanti gruppi d'affari veneti interessati all'acquisto del Castello. Ma, dopo avere evidenziato l'impegno tenace del Comitato di Piazza Castello e la forza di amplificazione dovuta a Colasio, vediamo i principali passaggi di questa intricata vicenda. E' dell'aprile scorso l'interpellanza urgente del deputato della Margherita al Ministero dell'Ecnomia e delle Finanze in cui si chiedeva in quali tempi e con quali atti amministrativi il Demanio intendesse effettuare il passaggio del bene dal Ministero dell'Economia a quello dei beni e attività culturali, il ministero rispose che la competente Agenzia del demanio aveva già disposto (lettera n.8667 del 18 marzo) la consegna temporanea del Castello al Ministero dei beni e attività culturali, per il periodo necessario alla immediata esecuzione degli interventi di messa in sicurezza. Inoltre il sottosegretario ai Beni Culturali Mario Pescante affermava che l'Agenzia aveva precisato che la consegna era una fase temporanea rispetto al progetto complessivo di restauro ai fini della riutilizzazione del Castello. Sempre Pescante informava che la filiale dell'Agenzia del Demanio di Venezia stava per contattare la Soprintendenza per concordare la data della consegna. «Ma la Soprintendenza del Veneto - dice Colasio - non è mai stata contattata e il 5 maggio il passaggio di competenze è stato definitivamente bloccato dal secco alt imposto dal Ministero di Grazia e Giustizia».