Fu la prima città etrusca a coniare moneta e alla fine del VI secolo a.C. diventò la capitale dei metalli del Mediterraneo -------------------------------------------------------------------------------- N ella storia di Populonia il tema dei metalli è persino più dominante che a Vetulonia, e ha condizionato anche le vicende delle scoperte archeologiche. Ancora all'inizio del Novecento, infatti, i residui dell'attività metallurgica antica erano tali che l'area di Baratti, sotto il promontorio dove sorgeva la città etrusca, era interamente seppellita da metri e metri di scorie di lavorazione. A partire dal 1920 per circa quarant'anni la zona fu data in concessione a varie società che recuperavano le scorie di ferro per estrarre il metallo che le tecnologie antiche non erano state in grado di sfruttare del tutto. Gran parte dei ritrovamenti nelle necropoli è avvenuta a seguito dello sbancamento dello strato di scorie, ma a prezzo di molte distruzioni e della scomparsa di un numero imprecisato di reperti. Le miniere controllate da Populonia erano nei pressi di Campiglia Marittima, dove si estraevano minerali di rame, stagno e piombo argentifero (Monte Valerio, Monte Rombolo, Monte Calvi), mentre forni di riduzione (VIII-VII secolo a.C.) erano nelle valli sottostanti (Val Fucinaia, Temperino); il ferro proveniva invece dall'isola d'Elba, dove i giacimenti occupavano tutto il versante est dell'isola. I forni per la prima lavorazione del ferro si trovavano in un primo tempo sull'isola d'Elba, poi, nel VI secolo a.C., furono impiantati a Populonia, dove il minerale grezzo era semilavorato e ridotto in pani che poi venivano commercializzati via mare. Alla fine del VI secolo a.C. Populonia si impadronì anche dell'area delle Colline Metallifere, fino ad allora controllata da Vetulonia, diventando la capitale dei metalli del Mediterraneo. Il periodo compreso tra la metà del V e la metà del IV secolo a.C. è caratterizzato in gran parte dell'Etruria da un impoverimento della documentazione archeologica, sintomo di difficoltà politiche, economiche e sociali, in genere indicate complessivamente come "crisi del V secolo". L'Etruria costiera risentì pesantemente di questa crisi. Populonia invece, chiusa nelle imponenti mura della città alta, costruite proprio nel corso del V secolo, continuò a prosperare, e giunse, prima fra le città etrusche, a coniare moneta. Dopo aver conquistato l'Etruria centro-meridionale, Roma costrinse Populonia a fornire enormi quantità di metallo: con il III secolo a.C. iniziò infatti quella che è stata chiamata "manifattura selvaggia", a cui si deve la formazione di buona parte degli accumuli di scorie metalliche sull'area di Baratti. Quando poi Roma trovò fonti di approvvigionamento più convenienti nelle province, l'economia mineraria populoniese andò in crisi. Di certo Strabone, in piena età imperiale, potè segnalare il declino della città (ma non del porto e delle campagne circostanti). L'abitato presso il porto, sulla rada di Baratti, sopravvisse più a lungo e ospitò, almeno nel VI secolo, la sede vescovile. La estesissima area archeologica di Populonia è un parco attrezzato, incluso nel sistema dei Parchi della Val di Cornia, che comprende anche un parco archeo-minerario medievale: il Parco di San Silvestro. Itinerari diversi permettono di esplorare la Via dei Principi (necropoli di San Cerbone e del Casone) con le tombe monumentali dei Carri, dei Letti Funebri, dei Flabelli, delle Oreficerie, del Bronzetto di Offerente e molte altre; la Via del Ferro che conduce agli edifici industriali e alla necropoli di Poggio della Porcareccia; la Via delle Cave che, attraverso il bosco, raggiunge la necropoli delle Grotte, dove le tombe furono scavate nell'antico fronte di una cava da cui fu tratto il materiale per la costruzione delle mura della città. Nuovi scavi e restauri sono tuttavia in corso e permettono periodicamente l'apertura al pubblico di nuovi settori e monumenti. Il Museo Archeologico del Territorio di Populonia è invece a Piombino, all'interno degli edifici della vecchia Cittadella. Il museo illustra, attraverso suggestive ricostruzioni dei paesaggi, delle attività metallurgiche e degli ambienti antichi, le trasformazioni legate al popolamento del promontorio di Populonia dalla preistoria fino all'età moderna. La documentazione archeologica da Populonia e dalle sue necropoli ha un ruolo centrale nell'esposizione; si possono ricordare, per l'età del Ferro, la tomba 1 della Necropoli di Poggio del Telegrafo, una delle prime attestazioni in Etruria del tipo della tomba a camera; la tomba orientalizzante delle Oreficerie e quella detta dei Vasi Fittili, i corredi ellenistici della necropoli delle Grotte. Dal mare provengono invece il relitto del Pozzino, di età repubblicana, chiamato'il relitto dei profumi' perché parte del carico era formato da centinaia di contenitori di legno pieni di sostanze aromatiche, e la famosa anfora argentea, rinvenuta fortuitamente davanti a Baratti, capolavoro dell'artigianato artistico del IV secolo d.C. Forse un ex voto per uno scampato naufragio è infine il bellissimo mosaico del II secolo a.C. che rappresenta pesci e molluschi nelle acque blu intenso, mentre in un angolo una barca sta per essere travolta da un'onda gigantesca.
Tutti i tesori di Populonia L'estesissima area archeologica è un parco ben attrezzato
Populonia è stata la prima città etrusca a coniare moneta e alla fine del VI secolo a.C. è diventata la capitale dei metalli del Mediterraneo. La città ha una lunga storia di attività metallurgica, con miniere e forni di riduzione per l'estrazione del ferro, del rame, dello stagno e del piombo argentifero. La città ha anche una ricca documentazione archeologica, con tombe monumentali e relitti marittimi. La città ha subito una crisi economica nel III secolo a.C. a causa della "manifattura selvaggia" di Roma, ma ha continuato a prosperare fino al VI secolo. Oggi, la città è un parco archeologico con un museo che illustra la storia e le attività metallurgiche della città.
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