ROMA. La Finanziaria è destinata a tagliare oggi la prima tappa. Al Senato è convocata la riunione dei capigruppo della maggioranza, destinata a disegnare l'iter parlamentare della manovra e a definire le questioni ancora aperte. Il primo quesito è: porre o non porre il voto di fiducia al maxiemendamento contenente le modifiche concordate nella maggioranza al testo originario della legge? Quésto problema è stato sollevato a causa dell'elevato numero di emendamenti, circa mille, posti da esponenti della maggioranza. Ovviamente, l'eventualità è stata subito contestata dall'opposizione e ha subito anche la bocciatura da parte di Cgil, Cisi e Uil, in questo caso meno inaspettatamente: A meno che i sindacati non stiano pensando a una "spallata" al governo con la complicità dei "franchi tiratori" e, soprattutto, non stiano abdicando al loro ruolo di difesa dei lavora tori per trasformarsi in partiti. Il voto di fiducia ha aperto un dibattito anche nella maggioranza, che il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, ha smorzato, sottolineando come sul maxi emendamento alla Finanziaria, la fiducia sarà solo l'ultima ratio. «La fiducia? Meglio non usarla - è stato categorico Alemanno Ma se necessario la utilizzeremo». Nelle ultime ore, però, ad accendere la discussione è stato un emendamento, presentato dal relatore di maggioranza al Senato Ivo Tarolli, dell'Udc, relativo alla cessione di immobili pubblici. In sostanza, si tratta di far valere il criterio del silenzio-assenso delle Soprintendenze anche per quanto riguarda i beni culturali e artistici. Questo emenda mento è stato bocciato sia dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, sia dal titolare dell'Ambiente, Altero Matteoli, che temono un pericoloso «allentamento dei vincoli storici e artistici» e, in quanto tale, «va ritirato». In particolare, Matteoli ha sottolineato che «una proposta del genere fatta da un esponente della maggioranza equivale a farsi male da soli. L'accordo - ha spiegato l'esponente di An - è che non si presentavano modifiche se non concordate e questa non è stata concordata. Se poi si è scelta la scorciatoia di farla presentare da un parlamentare, è un fatto molto criticabile. Spero che non sia vero, altrimenti si va al saccheggio. Il mio partito ha 99 deputati e 47 senatori - ha minacciato il ministro dell'Ambiente - se volessi mi potrei mettere d'accordo con tutti loro per stravolgere il condono. Lo trovo di cattivo gusto - ha concluso Malleoli - e non mi faccia dire altro». La posizione di Matteoli è stata confermata da Ignazio La Russa. Il coordinatore di An ha sottolineato che l'emendamento di Tarolli non può essere considerato l'emendamento della maggioranza ma di un singolo parlamentare. Un atteggiamento, peraltro, ribadito dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che pure è dello stesso partito di Tarolli, l'Udc. Proprio Tarolli, però - che, va ribadito, è il relatore di maggioranza al Senato (dove si aprirà il dibattito) sulla Finanziaria - in serata si è reso protagonista di una sorta di colpo di scena, replicando proprio a Giovanardi che aveva lamentato scarsa collegialità nella maggioranza in generale e nell'esecutivo in particolare. L'emendamento sulla vendita degli immobili di interesse culturale «è stato sollecitato dal governo», ha assicurato Tarolli. Ma da chi, nel governo, se tutti o quasi i ministri stanno protestando? Taralli farebbe capire che l'inziativa è arrivata dal ministero dell'Economia. Dal dicastero di via Venti settmbre, però, non sono arrivate conferme né smentite da parte, del titolare, Giulio Tremonti. Viceversa, il sottosegretario Maria Teresa Armosino ha assicurato di «non aver mai visto» la proposta di modifica. Ma senza ottenere una successiva replica da Tarolli. Chi è stato insomma ad avere avuto l'idea? Tarolli? O qualcuno che al ministero può agire senza che Armosino ne sia a conoscenza, vale a dire il suo superiore Tremonti? Forse che la mancanza di collegialità nel governo, lamentata da Giovanardi, possa essere individuata piuttosto nella mancanza di collegialità esistente anche al dicastero dell'Economia? A Tarolli da credito il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, il quale invita i colleghi a farsi carico delle proposte direttamente senza convogliarle verso i relatori. Una bordata che pare indirizzata proprio a Tremonti, il quale, attorno alle diciannove di ieri sera, comunque, ancora non si era espresso sulla vicenda. Di certo, oggi si spera che verrà risolto il mistero e finalmente l'iter della Finanziaria potrà così partire.
Polemiche sulla vendita dei Beni culturali
Il Senato è convocato per una riunione dei capigruppo della maggioranza per discutere la manovra finanziaria. Il primo quesito è se porre o non porre il voto di fiducia al maxi emendamento contenente le modifiche concordate nella maggioranza al testo originario della legge. L'opposizione e i sindacati hanno contestato questa mossa, mentre il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, ha sottolineato che la fiducia sarà solo l'ultima ratio. Un emendamento, presentato dal relatore di maggioranza al Senato Ivo Tarolli, ha sollevato la discussione, relativo alla cessione di immobili pubblici.
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