L'opera di architettura, come molte altre forme di comunicazione dell'uomo, testimonia le vicissitudini e la storia del proprio tempo: è specchio fedele, talvolta impietoso, della nostra contemporaneità. In questa accezione si può quindi affermare che è espressione formale della storia, segno fisico della vita, delle speranze (talvolta anche delle illusioni) che la collettività elabora lungo l'arco della sua vita. Quando ci muoviamo negli spazi delle nostre città, non possiamo far altro che immergerci nelle forme già costruite dalle generazioni che ci hanno preceduto e, all'interno di questo contesto, tentare di affermare le esigenze e le interpretazioni del presente con aggiornamenti continui delle configurazioni e delle funzioni nella prospettiva di rispondere alle nuove aspettative. Le nostre città sono testimoni di un tempo storico che riconosciamo come un contesto unitario entro il quale siamo chiamati a vivere. L'architettura è un'attività che agisce negli anni con l'obiettivo di disegnare un futuro che vuole durare. Quella del costruire è una condizione che trasforma l'attuale equilibrio in uno nuovo; è in questa metamorfosi che risiede la finalità di ogni atto creativo. Si tratta quindi di un processo dove gli spazi dell'uomo vengono via via modificati nel tempo per rispondere alla sensibilità dei differenti periodi storici. Appare chiaro come ogni nuovo manufatto agisca inevitabilmente per trasformare il contesto esistente. Fra architettura e territorio si stabilisce quindi un rapporto di dare-avere reciproco fino all'ottenimento di un nuova armonia ambientale. Là dove più forte sono stati la presenza, il lavoro, le lotte e le speranze di altri uomini ancora oggi riconosciamo un passato che ci appartiene, che diventa forma stessa della identità, della cultura dell'uomo: ciò che i popoli estinti hanno creato diviene forma del nostro presente. Per tale ragione, paradossalmente, oggi ci ritroviamo perfettamente dentro gli spazi dei centri storici che sono stati modellati per rispondere ad esigenze spesso lontane dalla nostra sensibilità. Le architetture del passato offrono al fruitore di oggi altri significati simbolici e metaforici che rispondono alle sue attese indipendentemente dalle loro funzionalità. Questo significa che le qualità ambientali veicolano costantemente valori e messaggi nascosti essenziali per il nostro vivere. Allora la configurazione costruita dei luoghi e la geografia dei paesaggi si presentano sempre più all'architetto come un territorio della memoria entro il quale è chiamato ad intervenire. Superata l'ubriacatura tecnico-funzionale prodotta dalla società dei consumi e del cosiddetto progresso tecnologico, i paesaggi, le città e le architetture si presentano ora ai nostri occhi come un ammasso di servizi e funzioni destinati a divenire rapidamente obsoleti. La logica del consumo immediato fa si che lo spazio della memoria venga sostituito con quello dell'amnesia dove la cultura si ritrova improvvisamente senza radici che la identificano con una storia capace di parlare agli uomini di oggi: la velocità di trasformazione, propria della globalizzazione e del consumo è un vettore direttamente proporzionale all'oblio. I tempi brevi di riflessione in una società senza memoria diventano segnali degli attuali limiti che arrancano di fronte al palesarsi di nuovi problemi, alle incertezze delle soluzioni, alle ambiguità che contraddistinguono il continuo correre senza fine. L'architettura, con i suoi ritmi di trasformazione legati al susseguir si continuo delle generazioni, resta ancora un'attività a misura d'uomo con un processo progettuale dove il passato è amico, componente di un'identità culturale radicata nel contesto di cui è impossibile fare ameno. Certo, le lusinghe della globalizzazione, i processi di accelerazione del reale, il miraggio di un territorio unico sono condizioni affascinanti con i quali questa disciplina è chiamata oggi a confronto; ma non per questo si devono acriticamente accettare tutte le approssimazioni, le banalità attraverso le quali assistiamo impotenti allo sviluppo delle nostre città con periferie indecenti che annientano il significato stesso del territorio.
L'architettura. Non perdete la Memoria. Bisogna costruire senza ignorare la vera identità del territorio
L'architettura è un'espressione formale della storia e del presente, riflettendo le vicissitudini e le speranze della collettività. Le città e gli spazi urbani sono testimonianze del tempo storico e offrono significati simbolici e metaforici che rispondono alle attese del presente. L'architettura agisce negli anni con l'obiettivo di disegnare un futuro che duri, trasformando l'attuale equilibrio in uno nuovo. Il rapporto tra architettura e territorio è reciproco, con l'architettura che modifica il contesto esistente per rispondere alla sensibilità dei differenti periodi storici.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo