I costruttori accusano la Soprintendenza: 'Rilievi archeologici troppo lenti, le spese raddoppiano' A catalogare mura e reperti nei quattro cantieri del centro è una sola società, L' assessore Croci 'Il Comune subisce le scelte di altri e non può fare nulla' Il silos di piazza Meda doveva essere pronto nel febbraio scorso: costerà 5 milioni in più In meno di quattro anni, nella Valle del Nilo, i templi di Abu Simbel vennero smontati e trasferiti per salvarli dalla diga di Assuan. In piazza Meda, in due anni e mezzo di scavi, non sono neppure partiti davvero i lavori per costruire un parcheggio. Nell' acqua della Darsena c' è un cantiere che langue da più di tre anni, in piazza XXV Aprile se tutto va bene si finirà un anno dopo il previsto. Ovunque ritardi, e ovunque costi lievitati che alla fine ricadranno sugli utilizzatori di questi parcheggi pubblici, gli automobilisti. «Le ricerche archeologiche sono troppo lunghe», attaccano i costruttori. Quegli scavi hanno portato alla luce le fondamenta dei Bastioni spagnoli in piazza XXV Aprile, i resti di un muro e di una conceria di epoca romana in piazza Meda, tracce di un antico cimitero in Sant' Ambrogio e di un antico canale in Darsena. Memorie del passato che in nessun caso, però, eviteranno la costruzione dei quattro grandi parcheggi pubblici decisi dalla giunta Albertini in project financing. Quelli in cui, in futuro, si potrà lasciare la macchina per un' ora o più. Il problema è che i cantieri per costruirli, di fatto, non sono mai partiti per colpa degli scavi archeologici lunghissimi e delle vertenze burocratiche infinite tra Comune e vincitori delle gare. Un Comune «latitante», attaccano ancora i costruttori. In Darsena, finite le indagini archeologiche, da più di un anno Palazzo Marino non riesce a sbloccare le procedure per far ripartire il cantiere. E ovunque spesso, solo per spostare tubi del gas e cavi, si aspetta anche mesi. «Per i ritardi devono rivolgersi alla Soprintendenza - replica l' assessore alla Mobilità, Edoardo Croci - il Comune subisce le sue scelte e non può incidervi». Ma anche chi ha vinto le gare per quei progetti accusa la Soprintendenza archeologica, che sorveglia su tutti i quattro grandi progetti in corso (Meda, XXV Aprile, Darsena, Sant' Ambrogio) e sugli scavi archeologici che esegue un' unica società privata. Le imprese costruttrici le hanno affidato l' incarico e la pagano per ogni lavorata. La società si chiama Sla, Società lombarda di archeologia, e da lì Dominic Salsarola nega che quello degli scavi archeologici sia anche un business: «I margini di guadagno sono limitatissimi. E noi eseguiamo quello che dice la Soprintendenza». Dalla stessa Soprintendenza archeologica, però, riconoscono che il problema-parcheggi c' è. Con una complicazione in più: da un anno ormai la Lombardia non ha un proprio Sovrintendente, ma la reggenza è affidata a quello dell' Emilia Romagna, Luigi Malnati. I progetti di tutta la città di Milano li sorveglia sul campo una sola ispettrice archeologa. E il reggente Malnati, da Bologna, dice: «Gli scavi devono essere fatti con criteri stratigrafici scientifici, non si possono fare con la ruspa e i tempi non possono essere quelli dei costruttori». Però «è vero che la mole di lavoro portata dai nuovi parcheggi a Milano è enorme, e abbiamo deciso di concerto con la Soprintendenza regionale di creare un gruppo di lavoro misto che coadiuvi l' ispettrice archeologa». Il sovrintendente Malnati dice di non potersi esprimere nello specifico sui reperti trovati in piazza Meda o in Darsena. Ma avverte: «Il fatto che una stessa società esegua gli scavi in diversi cantieri è un indizio di scarsa concorrenza. Ma sono le ditte costruttrici a fare l' affidamento, e la Soprintendenza ha avuto da me precisa disposizione di trasmettere loro l' elenco di diverse società accreditate tra cui scegliere». «Assistiamo a scavi archeologici puri, sembra di essere alle Piramidi», dice invece Paolo Locati, il direttore del cantiere per il parcheggio in costruzione in piazza Meda. Un autosilo che doveva già essere già finito, nel febbraio 2007, e che invece finora di fatto non si è ancora neppure iniziato a costruire. Le ditte che hanno vinto il project financing del Comune, nel frattempo, sostengono che i costi tra indagini archeologiche e fermo cantiere per loro sono aumentati di cinque milioni di euro. E «gli scavi preventivati a macchina sono poi diventati quasi totalmente a mano e stanno creando una lievitazione dei costi», fa eco Giampietro Villoresi dal cantiere di piazza XXV Aprile, un anno di ritardo accumulato e 2,5 milioni di euro di costi in più. In Darsena, dopo tre anni di cantiere impantanato, i maggiori costi sarebbero di cinque milioni. Oggi è solo il parcheggio in Sant' Ambrogio a non essere in ritardo: «Siamo ancora nella fase degli scavi archeologici, ma alla fine sia i tempi che i costi dovrebbero essere rispettati», dice il costruttore Claudio De Albertis. Sottolineando invece come «serissimo problema» lo «spostamento dei sottoservizi». Quello che è certo è che ovunque il sistema del project financing difende comunque le imprese costruttrici: i maggiori costi dovranno essere risolti in qualche modo con il Comune, aumentando la redditività dell' opera, e dunque i posti auto o le tariffe di sosta o i prezzi dei box in vendita per i residenti. Risultato: si prospettano lunghi contenziosi con Palazzo Marino, ma anche maggiori costi per i milanesi.
MILANO - Ecco perché i parcheggi restano fermi
I costruttori accusano la Soprintendenza archeologica di ritardi e costi elevati nei quattro parcheggi pubblici di Milano. I cantieri sono stati fermati o rallentati a causa di scavi archeologici lunghi e vertenze burocratiche. La Soprintendenza riconosce che il problema c'è, ma sostiene che gli scavi devono essere fatti con criteri scientifici e non con la ruspa. I costruttori sostengono che i costi sono aumentati di cinque milioni di euro e che i tempi di costruzione sono stati prolungati. Il Comune sostiene che non può incidere sulle scelte della Soprintendenza. La situazione è complessa e potrebbe portare a lunghi contenziosi.
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