Un decreto della Regione dà il via libera ai palazzi davanti al porto Accanto all' area dove si costruisce l' edificio di sette piani spunta un' altra zona edificabile. La Soprintendenza accusa il Comune Il palazzo che confina con l' area archeologica del Castello a mare, tra la Cala e il porto, non solo verrà realizzato ma esiste il rischio concreto che un altro blocco di cemento armato, un gemello alto 23 metri possa sorgergli accanto. Dopo che il Tar ha dato ragione alla Castellammare immobiliare del costruttore Vittorio Mandalà che sta tirando su un palazzo di sette piani, il Comune corre ai ripari per provare in ogni modo a interrompere la realizzazione dell' opera. Ma oltre ad avere avuto conferma che quel palazzo risulta in area edificabile, ha anche scoperto che esiste in una zona limitrofa, uno spazio attualmente occupato da alcuni ruderi dove allo stesso modo si può realizzare un altro edificio. Colpa del decreto dell' assessorato regionale al Territorio e ambiente che il 13 marzo del 2002 ha modificato la variazione del piano regolatore generale approvata dal Consiglio comunale nel '97. Variazione che è passata sotto silenzio, che è stata ignorata finché il costruttore Mandalà non ha deciso di aprire il cantiere, proprio lì nella zona chiamata "molo trapezoidale" che sorge accanto al Castello a mare. Il Comune accusa la Soprintendenza di essere intervenuta tardi e di non avere posto tempestivamente il necessario vincolo. La Soprintendente Adele Mormino, con una lettera al sindaco, replica che il Consiglio comunale «irritualmente» non le ha sottoposto il parere sull' edificabilità dell' area decisa dall' assessorato al Territorio e ambiente. Il braccio di ferro continuerà oggi in occasione dell' incontro fra la stessa Mormino e la commissione consiliare Urbanistica. Commissione che domani valuterà con l' ufficio legate di Palazzo delle Aquile eventuali, onerose proposte da girare al costruttore affinché interrompa la realizzazione dell' edificio. L' idea è quella di convincerlo a completare l' opera fino al quarto piano evitando di realizzare gli altri tre. «In cambio - afferma Rosario Filoramo, consigliere comunale del Pd - si sta valutando di assegnargli un' altra area, stavolta sicuramente edificabile, dove realizzare il secondo palazzo. Credo che puntare sui ricorsi sia controproducente: è una pratica che fa solo arricchire gli avvocati». Ma resta da capire se Mandalà si troverà d' accordo con questa ipotesi. Intanto si lavora per evitare un secondo pasticcio del genere: «In Consiglio comunale - dice il capogruppo di Forza Italia, Giulio Tantillo - dovremo approvare in tempi rapidissimi una variazione di destinazione d' uso dell' area accanto al Castello a mare, facendola rientrare la fra quelle inedificabili». Anche perché il Comune si trova in mezzo al paradosso che lo porta da un lato a concedere la realizzazione di un palazzo e dall' altro a prevedere la demolizione di un edificio poco distante (quello dove ha sede il discuont Brancagel) proprio per rendere l' area sempre più in armonia con il contesto della zona archeologica. Zona talmente tanto importante da rendere necessario anche il trasferimento del mercato ittico destinato a finire a Bonagia (oggi sull' argomento è in programma un vertice con i commissionari). «La lettera della soprintendente - afferma il consigliere del Pd Maurizio Pellegrino - è un vero atto d' accusa nei confronto delle scelte compiute dal Comune. Sorprende la stridente contrapposizione fra i comportamenti assunti dall' amministrazione e i programmi di recupero del waterfront. Bisogna intervenire in fretta per salvare la zona». m. l.
PALERMO Rischio cemento in riva al mare
Il Comune di Castellammare di Stabia ha ottenuto il via libera per la realizzazione di un palazzo di sette piani davanti al porto, nonostante la Soprintendenza di Stabia abbia espresso preoccupazioni per la preservazione dell'area archeologica del Castello a mare. Il palazzo confina con l'area archeologica e il Comune ha scoperto che esiste un'altra zona edificabile vicina, dove si può realizzare un altro edificio. La Soprintendenza accusa il Comune di aver ignorato il vincolo e di aver aperto il cantiere troppo tardi.
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