È diretta Annamaria Boniello, amministratrice della locale azienda turistica, quando scrive al ministro per i beni culturali Francesco Rutelli invitandolo a visitare ufficialmente Villa San Marco, Villa Arianna e il secondo complesso del Varano. Un invito dell'amministratrice, a verificare di persona le bellezze di un «grande sito archeologico su cui non si vogliono puntare i riflettori». E poi si intende far chiarezza sul perché tra due istituzioni aventi lo stesso scopo, quello della promozione archeologica, non vi è mediazione. L'esigenza di richiedere un intervento del governo sarebbe scaturita proprio da una mancata attenzione - secondo il vertice dell'azienda - della soprintendenza locale verso gli scavi stabiesi. «Qualche sera fa, abbiamo messo in scena uno spettacolo ambientato negli Scavi - spiega Annamaria Boniello - ma per avere l'ok c'è voluto un mese. La soprintendenza per poterci concedere l'uso del luogo ha chiesto un nolo, che di norma è a discrezione del soprintendente, e una serie di condizioni tra cui quella di un pubblico ristretto di sole 100 persone». 6 i custodi imposti dalla soprintendenza e pagati a servizio notturno straordinario, 140 i metri quadri di moquette da stendere sul prezioso pavimento, server, compresi di trasformatore per corrente, assicurazione e piano sicurezza. In tutto «Abbiamo speso più di 5 mila euro - continua la Boniello - potevo usare come location le terme, mi erano concesse gratis, ma ho voluto fare questo autogol per portare all'attenzione il problema degli Scavi affrontando una difficoltà economica». Intanto l'azienda turistica propone meno custodi e almeno una guida archeologica che informi chi vuole visitare quei luoghi del passato. «Gli Scavi - conclude l'amministratrice - sono finiti nel dimenticatoio; i siti archeologici di Castellammare non sono stati valorizzati, ed è uno scandalo che un'istituzione come la soprintendenza non mostri una certa attenzione quando si parla di eventi, organizzati da altre istituzioni, che non possono far altro che pubblicizzare i siti stabiesi». Intanto alla Boniello arrivano lettere di solidarietà: «Non è normale - scrive l'attore Italo Celoro - che la strada di Varano sia più nota per i suoi bar che per il territorio ricco di bellezze che hanno dato vita alla nostra città».