Senza Firenze, la storia d'Europa non sarebbe stata quella che conosciamo. A Firenze è nata la modernità dell'Occidente: e dunque, tutto il mondo che oggi ci circonda può dirsi in qualche modo «fiorentino». Proprio di questo Leonardo Domenici e Franco Zeffirelli hanno parlato nei giorni scorsi, sul Corriere della Sera, iniziando una discussione importante e che lascia sperare. Se Firenze è quel che abbiamo appena detto... come difenderla, e, insieme, darle un futuro? Essa è oggi uno straordinario oggetto di desiderio. Quel mondo che ha contribuito a far nascere l'ha trasformata in un sogno di massa, che solo un consumo illimitato potrebbe appagare. Chiunque sia nato a Tokio o nel Midwest vuole vederla, toccarla, catturarne il segreto, sia pure in una visita meccanica e breve. Eppure, a differenza di Roma o di Parigi o New York, Firenze non è fatta per contenere grandi numeri: la micidiale macchina del turismo contemporaneo che tramuta la bellezza in denaro può distruggerla; in parte, lo sta già facendo. Qual è il rimedio? Una città che non è solo pietre o memoria: è anche carne e sangue: ed e, soprattutto, uno stato mentale. E dunque Firenze non la si può proteggere trasformandola in un museo (né questo, immagino, voleva dire Zeffirelli, quando accennava alle due città l'Antica e la Nuova che si sarebbero dovute separare, l'una accanto all'altra). Bisogna invece saperle dare un progetto dove la storia conviva con il futuro, e la pressione di un desiderio universale non travolga l'armonia e la bellezza. Credo che la risposta debba essere quella di riuscire e fare di Firenze una grande capitale della cultura e degli studi: il luogo per eccellenza dove si ravviva l'identità culturale dell'Italia un'identità aperta sul mondo. Ve ne sono le condizioni: i libri, le raccolte d'arte senza eguali, la presenza di istituzioni prestigiose, la stessa forma urbana del centro storico, e persino un'antica vocazione, sedimentata nel carattere e nello stile dei fiorentini. E vi sono già programmi e realizzazioni in questa direzione: che, per la verità, stanno trovando nella giunta comunale e nel governo della Regione interlocutori sensibili e attenti. La nascita, due anni fa, dell'istituto di Studi Umanistici, per l'alta formazione di giovani studiosi di tutto il mondo, che vede collaborare, con l'Università di Firenze, l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, la Fondazione Franceschini e il Museo di Storia della Scienza importanti accademie europee e americane, è un passo significativo. Ora, accanto a questa prima istituzione sta prendendo corpo l'Istituto Italiano di Scienze Umane, che grazie a una decisione di Leonardo Domenici sarà ospitato a Palazzo Strozzi, e che ha tutte le carte in regola per diventare la prima «Grande Scuola» operante in Italia nel settore delle scienze umane, dal diritto alla filosofia, alla storia alla sociologia. Ha ragione Zeffirelli: c'è bisogno di unità per continuare su questa strada. Non l'unione di «anime belle», ma di cittadini e di forze sociali consapevoli, disponibili a impiegare talenti e risorse, e capaci di stringersi in un nuovo patto per restituire Firenze alla sua ineguagliabile storia.
'Il futuro? E' legato alla cultura'
Leonardo Domenici e Franco Zeffirelli hanno discusso sulla importanza di Firenze per la storia d'Europa e sulla sua protezione. Senza Firenze, la storia occidentale non sarebbe stata quella che conosciamo. La città è un oggetto di desiderio per molti, ma il turismo contemporaneo può distruggerla. Per difenderla, bisogna dare un progetto che combini storia e futuro, e non trasformarla in un museo. Firenze dovrebbe diventare una grande capitale della cultura e degli studi, un luogo dove si ravviva l'identità culturale dell'Italia.
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