Si ridiscute, in più ambienti, sull'organizzazione, in termini culturali, politici e legislativi, del ministero per i Beni e le attività culturali e sull' importanza dialettica di una normativa (dopo il varo del Testo Unico) che deve coordinarsi, chiaramente, con il contesto sociale e civile. Un dato legittimo che ha una sua importanza peculiare nei diversi settori di competenza. Il dibattito, come si è potuto notare, già su altri organi di informazione, è ormai a tutto tondo. I beni culturali sono formazione oltre che identità storica e processi economici. Ed è su questo che il dibattito si rianima. Uno dei punti fondamentali non può che essere il quadro culturale e istituzionale riferito alle biblioteche e quindi al libro. Una riflessione che va chiaramente inserita in una temperie di spessore dialettico all'interno della visione generale dei beni culturali. L'educazione al libro è un tassello prioritario in una società come la nostra. Sono più che mai convinto che l'educazione alla cultura passa attraverso un concetto forte di identità. Bisogna molto riflettere sul rapporto tra scuola, cultura e società. Un incrocio antico ma che costantemente si ripropone perché è su questi riferimenti che occorre necessariamente ricostruire una progettualità educativa per le nuove generazioni. Ed è qui che il legame tra cultura e politica diventa un dato emblematico. Non sono due mondi separati. Interagiscono per modelli di conoscenza. Alla base di un progetto politico c'è sempre un'idea di cultura. Cultura come formazione. Leggere la storia è una sottolineatura con la quale non bisogna smettere di confrontarsi. Una strada che ci porta verso quella politica per il libro. La storia della cultura (e delle culture sommerse) vive nei trapassi epocali che hanno fatto del patrimonio storico-artistico e dei beni culturali in genere dei luoghi di un sapere che si porta dentro tutta la sua memoria. La biblioteca, per eccellenza (oltre alle altre strutture: Musei, Archivi) è il luogo per eccellenza della memoria, custodisce i documenti di un valore. Il museo ci offre immediatamente delle immagini e dei percorsi di lettura. La Biblioteca ha un'anima più profonda perché conserva, attraverso pagine (ovvero testi), l'anima delle civiltà. Le pagine sfogliate di una cinquecentina sono frammenti di scrittura e di anima. Dai tempi antichi ai giorni nostri il dibattito si è sempre sviluppalo intorno ad un accordo che resta fondamentale: libro (e quindi lettura) e biblioteca. Educazione alla conservazione della memoria. E' su questo aspetto che si sono localizzati dei veri e propri processi sia culturali che politici. All'interno dei beni culturali il libro deve diventare un fatto prioritario. Si pensi al ruolo che ha avuto la biblioteca di Alessandria, alla sua distruzione, alla perdita di un valore ben definito nella storia della civiltà. Si pensi ancora alla biblioteca di Bisanzio. La conoscenza della storia e i processi che preparano il futuro sono delle tappe che segnano il tempo. Un filo invisibile sembra legare tutti gli sforzi che la civiltà ellenistico-romana fece per salvare i suoi libri: sforzi molteplici, ma alla lunga inefficaci. Tutto incomincia con Alessandria. Le altre non sono che riprese. Distruzioni, saccheggi, incendi immancabilmente colpiscono i grandi collettori di libri. Né fanno eccezione le biblioteche di Bisanzio. Quello che è rimasto a noi non proviene dunque dai tesori dei grandi centri - i più bersagliati - ma piuttosto dai 'margini': i nostri manoscritti sono in ultima analisi figli, o meglio pro-nipoti, di libri di privati". Questa memoria va custodita. L'invenzione della stampa ha giocato una funzione prioritaria non solo nella diffusione della cultura e quindi nella distribuzione del materiale cartaceo ma ha avuto una sua funzione proprio nel rendere la biblioteca luogo della memoria, luogo della conservazione, luogo della comprensione. Non per caso Victor Hugo (in Notre Dame de Paris) ha scritto che "L'invenzione della stampa è il più grande avvenimento della storia. È la rivoluzione madre. E il modo di espressione dell'umanità che si rinnova totalmente, è il pensiero umano che si spoglia di una forma per rivestirne un'altra, è il completo e definitivo mutar pelle di quel serpente che, da Adamo in poi, simboleggia l'intelligenza". E poi aggiunge: "...il genere umano ha due libri, due registri, due testamenti: l'architettura e la stampa, la bibbia di pietra e la bibbia di carta". Il libro è dunque quella via maestra. Il sapere di una civiltà è dentro le biblioteche. Le biblioteche restano un luogo non solo di cultura ma di quel sapere delle civiltà che vive dentro la coscienza dei popoli. La cultura ha sempre interessato la tradizione e il futuro dei popoli. Non c'è politica senza cultura. Ho sempre sostenuto, anche in un mio libro, che il suicidio della politica passa attraverso l'omicidio della cultura. Una cesellatura che non passa di moda. Oggi, come si sa, si sono affacciate sullo scenario nuove forme di comunicazioni e nuovi stimoli sono entrati nei processi formativi - informativi. Educazione alla lettura e processi editoriali nella società contemporanea. Un tema stimolante che è costantemente all'ordine del giorno nel dibattito culturale. Nuovi modelli distributivi e metodologie didattiche tra scuola, territorio e biblioteche. Ovvero beni culturali e pubblico. Ovvero, ancora, biblioteche e fruizione. Ovvero politica e cultura attraverso l'educazione alla lettura. Nel corso di questi mesi il dibattito tra cultura e istituzioni è diventato un elemento che ha messo in mostra una diversità di sfaccettature politiche e di aspetti peculiari che interessano il nostro patrimonio storico. Dai musei alle biblioteche ci sono aspetti che rivelano uno spaccato particolare della vita culturale di una Nazione. Se ne parla in modo dialettico e libero. Le biblioteche hanno una loro storia. In fondo la storia della cultura in Italia la si può leggere attraverso la stona delle biblioteche. Le quali non sono soltanto dei contenitori di testi antichi e moderni ma sono dei veri e propri laboratori di cultura. La storia della biblioteca parla diversi linguaggi. Oggi, a fronte della diffusa applicazione delle nuove tecnologie, si legge in uno scritto di Francesco Sicilia, le attività bibliotecarie conoscono un ulteriore e profondo mutamento, tale da giustificare la nascita della biblioteca digitale. Ci si avvia, dunque, verso nuovi percorsi con i quali dobbiamo confrontarci. Ci si pone, ormai costantemente ed inesorabilmente, una domanda. Leggono più al Nord o al Sud? Antiche disquisizioni che si protraggono nel tempo. Ma il problema, comunque, sussiste. Senza allarmismi occorre riflettere, ragionare, operare senza però disquisire ancora sulle statistiche. Si tratta, in realtà, di una questione molto ampia che riguarda di più la cultura nella sua complessità, soprattutto in una società come quella contemporanea, ma non dobbiamo dimenticare, come ha affermato saggiamente Francesco Sicilia, che di queste cose (di libri e di biblioteche e di istituzioni culturali), se ne intende, che "le nuove tecnologie costituiscono un mezzo e non un fine". Un mezzo, dunque, in questa civiltà tecnocizzata. Perché alla base resta l'uomo con i suoi simboli, con i suoi segni, con la parola. Educare sempre più alla parola. Ed è questo il principio fondante sul bisogna continuare a dialogare. È necessario, nelle regioni, nelle province, nei comuni, portare avanti un progetto editoriale che sia garante di quel processo innovativo che vede insieme editoria, scuola, biblioteca e mercato in termini non solo di educazione alla lettura ma anche in riferimento ad un rapporto tra distribuzione e mercato, tra formazione e informazione. Un progetto che vede interessati tutti i diversi settori di competenza. Programmazione, organizzazione e produzione.