Viaggio nei comuni colpiti dal sisma del '97 che presentano le richieste per la fine dell'emergenza. Servono 1,5 mld per completare il recupero: già spesi 4,3 miliardi La ricostruzione post sisma del '97 è completata per oltre il 90, nelle Marche, le condizioni di vita ormai normalizzate. Lo ha annunciato ieri ufficialmente il presidente della regione, Gian Mario Spacca, ricordando il decennale, definendo il lavoro svolto «una pagina che onora il paese» per il risultato raggiunto e che è stata anche colta come un'opportunità per migliorare il sistema infrastrutturale. Il danno del sisma del '97 aveva interessato, nelle Marche, 95 località distribuite su 24 comuni, localizzati nella fascia appenninica. Il piano di interventi redatto da Marche e Umbria a seguito della legge n. 6198 aveva identificato la necessità di recupero su 2.385 beni culturali (di proprietà pubblica o privata o ecclesiastica), attuando anche un miglioramento del comportamento sismico delle strutture, con i criteri dell'intervento minimo necessario, permettere la reversibilità degli interventi, mantenere l'originalità architettonica del bene, pur applicando nuove tecnologie e nuovi materiali. Il costo degli interventi è stato di 4,374 miliardi calcolato dieci anni fa subito dopo il sisma, cifra che, ha tenuto a ricordare Spacca, «a oggi è rimasta invariata». Il censimento dei danni identificava 459 interventi unitari per un totale di 1.580 edifici, 2.709 edifici in autonomia attuativa, 123 interventi sulle opere di urbanizzazione e altri otto interventi di risanamento dissesti. Rimangono comunque da reperire oltre 1,5 miliardi per portare a termine l'opera di ricostruzione. E sono cinque i punti all'ordine del giorno del tavolo di regia che riunisce la presidenza del consiglio dei ministri, regione Marche e Umbria, Anci e Upi. A fine anno, infatti, dovrebbe terminare lo stato di emergenza per i comuni colpiti, che determinerebbe anche la fine dei trasferimenti da parte dello stato che sostituivano le entrate comunali venute a mancare con il sisma: «Bisogna trovare una formula sostenibile per questa interruzione», ha detto Spacca, «anche perché, da dieci anni a questa parte, i trasferimenti dello stato ai comuni sono comunque diminuiti». Analogamente, bisognerà trovare una formula di rateizzazione o condono della cosiddetta «busta pesante», la misura che aveva permesso agli abitanti delle aree colpite di ricevere in busta paga i loro stipendi senza trattenute. Terzo punto all'ordine del giorno, le strategie di intervento per i rimanenti 1.172 beni culturali da restaurare e le 415 opere pubbliche, più gli 8 mila edifici privati adibiti a seconda abitazione. Il piano, infatti, dava la priorità di intervento sulle prime case. Quinto punto, lo sviluppo della rete infrastrutturale: «È stata colta l'opportunità, nella fase di ripristino delle opere viarie», ha ricordato Spacca, «di realizzarne altre attese da decenni», vale a dire le quattro corsie per la SS76 Ancona-Perugia e per la SS77 Civitanova-Foligno, oltre alla cosiddetta Pedemontana, che collega le due arterie. Un progetto per cui sono stati assegnati 1,1 miliardi dallo stato e si attendono i 460 milioni di co-finanziamento da parte dei comuni interessati dalle opere. Da discutere quindi i rimanenti 600 milioni previsti dal progetto, comunque già avviato con numerosi cantieri, che si prevede terminato nel 2012. Sul punto delle infrastrutture Spacca ha insistito: «Siamo la regione con più distretti industriali d'Italia, insieme alla Lombardia, e con una popolazione decisamente inferiore, 11a tra le regioni industrializzate e con nove distretti fra i top 50 in Europa. Ma siamo la 132a in quanto a infrastrutture. Un gap che va assolutamente colmato con opere che ci permettano una logistica degna della produttività di questa regione».