Le cifre e le statistiche si sprecano. Produciamo informazione in quantità esponenziale nonché esponenzialmente sempre più labile, mentre inesorabilmente parti del nostro passato scolorano fino a svanire, si scompongono in scaglie inintelligibili, si corrompono. Non c'è bisogno di fare particolari sforzi di immaginazione: basta riconsiderare le proprie esperienze personali. Le cassette video e audio smagnetizzate, i cd adulterati, i nostri file persi per strada, per l'obsolescenza di supporti e programmi. Se questa è la situazione di un cittadino qualunque, non ci vuole molto per figurarsi quali problemi debbano fronteggiare le istituzioni che alla conservazione della memoria sono preposte: archivi e biblioteche, innanzitutto, che si trovano a compiere delle scelte senza poter disporre di indicazioni certe. La parola d'ordine è "digitalizzare", ma non ci sono standard consolidati che indichino come salvare i documenti digitalizzati, né esiste ancora un modo per salvare i dati numerici che ne garantisca la conservazione in un tempo ragionevolmente lungo, senza incorrere nei rischi di obsolescenza o di instabilità dei supporti e dei software; a questo si aggiungono problemi di carattere normativo (nei vari Paesi il problema è avvertito in misura diversa e le leggi sono ancora da uniformare: lo ricorda una ricerca di Iccu ed Erpanet) nonché finanziario, non essendo ancora chiaro come sia possibile sostenere operazioni spesso molto onerose (si pensi ai materiali audiovisivi), la cui redditività in termini economici è nella maggior parte dei casi alquanto dubbia. In apertura del semestre italiano di presidenza europea ha sollevato la questione un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Firenze, promosso dal ministero per i Beni e le Attività Culturali (direzione generale per i Beni librali e gli Istituti culturali) e dalla Regione Toscana, e organizzato dalla Commissione Europea e dal ministero per l'Innovazione e le Tecnologie. Il convegno ha offerto una panoramica delle criticità e delle maggiori iniziative intraprese a livello comunitario (come i progetti Minerva, Delos, Erpanet), nonché in Italia, in altri Paesi europei e negli Stati Uniti. È stata anche l'occasione per lanciare l'Agenda di Firenze, una serie di obiettivi comuni, concreti, perseguibili a breve, che si articola in tre azioni: messa a fuoco dei problemi e dei rischi, e sensibilizzazione dei soggetti con competenze decisionali; censimento dei progetti in corso e delle tecnologie disponibili; identificazione delle implicazioni normative e regolamentari, nonché dei soggetti che hanno la responsabilità di risolvere e gestire il problema della conservazione delle memorie digitali. Obiettivi che, nelle intenzioni dei promotori. dell'Agenda (la Presidenza italiana, la Commissione europea, Erpanet e Minerva) sono da raggiungere nel giro di 12-18 mesi. Il progetto cui ha manifestato volontà di collaborazione anche un rappresentante dell'Unesco si iscrive nella nuova logica in cui si intende operare a livello comunitario, orientata da un lato a sviluppare programmi che favoriscano il coordinamento e la cooperazione, superando la frammentazione dei progetti e la dispersione dei finanziamenti e facendo emergere le eccellenze; dall'altro a puntare su obiettivi circoscritti e concreti, che producano risultati misurabili. Tale prospettiva sarà assunta anche dal prossimo programma quadro, per un valore di 25 milioni di euro (metà dei quali finanziati dalla Ue), che verrà lanciato entro la fine dell'anno. «I documenti che ci sono pervenuti dal passato sono sopravvissuti grazie al caso, perché fisicamente disponibili e perché potevano essere apprezzati facilmente commenta Smith . Nel caso del digitale non c'è documento che possa essere preservato senza una precisa intenzionalità. Questo ci pone di fronte a un cambiamento radicale. Il nostro compito oggi è capire quale sia la strada giusta per gestire questo cambiamento». Che investe innanzitutto archivi e biblioteche: «Il loro ruolo prosegue Smith potrebbe anche essere diverso rispetto al passato: così è già accaduto ai musei, non più solo luoghi di conservazione, ma attivi centri di promozione culturale e didattica. L'importante è salvaguardare i valori di cui queste istituzioni sono portatrici: l'autorevolezza, la garanzia di accessibilità, qualità e autenticità dei documenti». Se per la digitalizzazione di opere nate su supporti fisici il problema per quando complesso è di natura prevalentemente tecnica, la questione si complica infatti in ambiente squisitamente digitale: «una pagina web ha una vita media di 42 giorni: com'è possibile verificare l'autenticità di un oggetto, per esempio a fini legali?», sottolinea Smith. Stabilire delle strategie chiare e condivise è quanto mai urgente. Anche perché, come osserva ancora Smith riferendosi alla deperibilità dei dati salvati su supporti labili come i nastri magnetici, «non sappiamo che cosa stiamo perdendo!».