La Conferenza dei Servizi, convocata per il 9 ottobre prossimo dal sindaco di San Felice Circeo, Vincenzo Cerasoli e dal responsabile del procedimento, l'ingegner Domenico Matacchioni, dovrebbe finalmente trasformare in Parco Pubblico Villa Lepido, la dimora del triumviro romano che nel primo secolo dopo Cristo, soggiornò al Circeo e che oggi è un sito archeologico pressocchè abbandonato ed impoverito dall'incuria umana e dal degrado del tempo. Perché al progetto di massima segua uno studio di fattibilità è necessario che venga approvata la relativa variante al Piano regolatore generale e conseguentemente si dia via libera alla realizzazione del Parco Pubblico denominato «Villa Emilio Lepido». Determinante sarà nella circostanza il parere dell'Ente Parco del Circeo che dovrà pronunciarsi sulla Valutazione di incidenza ambientale, peraltro espressamente richiesta dal Dipartimento Natura 2000 della Regione Lazio con nota del 20 marzo 2007. Il Parco del Circeo a sua volta, con nota del 2 aprile 2007, trasmetteva al Centro di Ricerca Interuniversitario Biodiversità Fitosociologia ed Ecologia del Paesaggio della Sapienza di Roma, la documentazione inerente la Valutazione di incidenza per la sua verifica. Il progetto dell'amministrazione comunale ha peraltro già avuto l'assenso, nella precedente Conferenza dei Servizi del 2 aprile 2007 dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici del Lazio; dalla stessa Regione Lazio che ha rilasciato il proprio parere non ostativo, vincolandolo peraltro alla procedura di Valutazione di incidenza e soprattutto da parte della Direzione Generale dei Beni archeologici del Ministero dei Beni Culturali. Ed è stato proprio il Dicastero di via del Collegio Romano a dichiarare Villa Lepido, sito di «pubblica utilità» condividendo il provvedimento di esproprio avviato dall'Amministrazione comunale per realizzare quel Parco archeologico di cui Vigna La Corte, inaugurata dopo un lungo restauro, all'inizio dell'estate, è il primo fondamentale tassello e di cui Villa Lepido, di cui sono rimaste in piedi le sole mura, dovrà costituire, una volta restaurata, il cuore.Il tutto nell'ambito della riqualificazione dell'antico borgo che va decisamente oltre il «Piano colore» dello Studio Portoghesi. Nel futuro Parco archeologico troverà posto anche la cosiddetta Villa del Morrone, la costruzione che venne acquistata tra gli anni Ottanta e Novanta, da un componente la Banda della Magliana e che l'Amministrazione comunale ha definitivamente acquisito al suo patrimonio vincendo le legittime resistenze dell'ultimo inquilino che aveva stilato con una agenzia immobiliare del posto un regolare contratto di affitto. Parte della villa ospiterà una preziosa collezione di conchiglie, con pezzi unici che sono da anni custoditi in Comune in attesa di una migliore collocazione.