Riceviamo da un utente e pubblichiamo la seguente testimonianza. Come al solito siamo aperti a repliche risposte e correzioni -anzi spereremmo di riceverne -, come ad ulteriori conferme o altre indicazioni nel senso di questo intervento. Vorrei segnalare alcuni problemi relativi ai nostri beni etnoantropologici, in particolare immateriali. Il 29 settembre avrà luogo a Roma il convegno "Le nuove convenzioni UNESCO:il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti Locali nella loro attuazione e promozione". Il programma è disponibili al seguente link: http:www.bncrm.librari.beniculturali.ititaesposizifs2007.htm L'iniziativa nasce in buona parte da una commissione che Rutelli ha istituito, la "Commissione scientifica per la valorizzazione delle tradizioni" ("Da Rutelli e Costanzo un progetto per valorizzare le tradizioni", in http:www.patrimoniosos.itrsol.php?opgetarticleid26724 ). Il convegno, relativo ai beni che gli antropologi studiano, tutelano e documentano sul territorio - anche queli dello stesso Ministero e spesso a loro spese come altri colleghi (vedi http:www.patrimoniosos.itrsol.php?opgetcommentid982 ) - non prevede l'intervento di rappresentanti della Direzione Generale per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico, né di demoetnoantropologi del MIBAC: non viene dunque considerato il ruolo istituzionale di chi opera da decenni in questo campo. L'iniziativa in questione ha inoltre, come evento esemplare (programma: http:www.bncrm.librari.beniculturali.ititaesposiziimagepatrimonio2007festa.pdf ), la sfilata ai Fori Imperiali, il 30 settembre, di selezionati beni immateriali materializzati, che tanto rievoca certe immagini del ventennio. Se proprio al passato dobbiamo attingere, tornasse invece la Mostra di Etnografia Italiana del 1911 (da cui ebbe origine il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari), tornassero i Loria e i raccoglitori dell'epoca! Naturalmente oggi è quasi impossibile fare ricerca sul territorio e raccogliere dati e documenti, in assenza di una programmazione lungimirante e di adeguati finanziamenti. Le competenze dei funzionari, da molto tempo svilite per mancanza di fondi e con costose attribuzioni di consulenze esterne - talvolta con attribuzione di competenza, da parte del Ministero, magari ad altri studiosi che non appartengono al ruolo di demoetnoantropologi - corrono il rischio di essere del tutto annullate. A cosa servono le alte professionalità dei direttivi demoetnoantropologici - oltre 30 anni di esperienza - se ai demoetnoantropologi è impedito di accedere non soltanto alla dirigenza, per mancanza di concorsi specifici, ma anche, in questo caso, addirittura alla parola?