Ambientalisti contro cavalcavia e svincolo. «Il progetto va fermato». Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra giudicano l'opera inopportuna e non necessaria. ORISTANO. La fantasia stavolta ha partorito un mostro. Un gigante di cemento e ferro che, secondo le idee di chi lo ha progettato, servirà un giorno per migliorare la vita degli automobilisti. Siccome il mondo è bello perché è vario, dice il proverbio, quell'enorme arco sospeso a poche decine di metri dal corso del fiume Tirso, per il Gruppo di intervento giuridico non solo non risolverà i problemi del traffico, ma avrà un devastante impatto ambientale e in più costerà tanti soldini senza raggiungere lo scopo che ci si è prefissati o che si racconta di voler raggiungere. Il guaio è che a Oristano i progetti più che correre, camminano al rallentatore. Così quello (di massima) datato 1995, approvato dalla giunta provinciale nel giugno di dieci anni dopo, vedrà la luce soltanto nel futuro. Più che prossimo, è meglio usare l'aggettivo remoto perché, di certo, il giorno dell'ultimazione della mastodontica opera è assai lontano. Interrogativi e domande del Gruppo di intervento giuridico si mischiano a certezze. La prima di queste ultime, dalla quale non si scappa salvo variazioni sempre possibili in corso d'opera, è quella dei costi. La Provincia spenderà 6 milioni 878 mila euro e spiccioli. Per far che? Nelle intenzioni il ponte è uno dei tasselli della grande circonvallazione che collegherà la zona portuale con i territori del nord-ovest della provincia e per indirizzare il traffico turistico proveniente da sud verso le coste del Sinis e la marina di Torregrande. Serve una veduta d'insieme per capire la complessità dell'intera opera. Lungo il tracciato della circonvallazione erano previsti tre svincoli: uno sul prolungamento di viale Repubblica-ponte di Brabau sul fiume Tirso; un secondo per il collegamento dell'area portuale industriale con la zona nord-ovest della provincia; e un terzo - quello che ci interessa - con il collegamento del ponte grande sul Tirso a nord della città. All'altezza del centro commerciale Porta Nuova, la strada che conduce a Silì e che ora si interseca con il ponte sul Tirso avrà una prosecuzione con un secondo ponte che sovrasterà il primo. Tutto chiaro. Almeno sulla carta. Sin troppo chiaro da meritare una serie infinita di critiche da parte del Gruppo di intervento giuridico. L'errore primordiale è quello che il Comune, mai al passo coi tempi in questi ultimi anni, non si è ancora dotato di un piano del traffico. Del Puc si è già detto e scritto in abbondanza, per cui mancano due strumenti necessari per valutare quali siano le reali necessità del capoluogo e quali direttrici segua il traffico veicolare. Se due più due fa quattro ecco che «l'opera - sostiene il Gruppo - appare come il risultato di un'impostazione di analisi della viabilità oramai superata da nuove acquisizioni, perché la priorità non è più solo il collegamento tra due punti distanti, ma anche la valutazione del rapporto tra i costi e i benefici, l'incidenza di fattori inquinanti nell'aria, il disturbo provocato dal rumore, l'impatto con il paesaggio circostante, l'opportunità o meno di erodere porzioni di territorio, i costi di manutenzione». Non si può dire che questo ponte sarà invisibile, visto che il cavalcavia avrà la lunghezza di 71 metri e sarà alto 25. Su questo tratto di strada, secondo le stime, dovrebbe affluire il traffico di provenienza da Silì. Gli automobilisti hanno però un'importante valvola di sfogo in una strada di servizio del centro commerciale, dalla quale si immettono facilmente in via Cagliari attraverso via dei Maniscalchi. Il nuovo ponte non agevolerà, invece, chi vuole raggiungere le coste del Sinis o Torregrande, perché il progetto non prevede alcun collegamento con le coste né col nord della provincia. Eppure di soluzioni alternative ve ne sarebbero, eccome. Lasciando intatto l'ambiente, garantendo una vita migliore all'interno degli abitacoli delle auto e risparmiando non pochi soldi. «Basterebbe ad esempio - spiega il Gruppo di intervento giuridico - abbattere la barriera che impedisce l'accesso a via Brianza e prolungare quest'ampia via, in modo da garantire facile accesso a via dei Maniscalchi e da questa a via Cagliari. Una semplice rotatoria poi avrebbe l'effetto di snellire ulteriormente il traffico. Certo che poi se la Provincia decidesse che trent'anni per mettere in piedi il ponte di Brabau sono sufficienti, si avrebbe un'opera che garantirebbe il principale collegamento tra il sud della provincia, le coste del Sinis e Torregrande. Il discorso potrebbe poi estendersi a questioni di bellezza architettonica e di estetica. Magari lo faranno il sindaco, il presidente della giunta provinciale ? O magari gli assessori all'ambiente e ai lavori pubblici della Regione, ai quali le osservazioni e rilievi sono stati sottoposti ? Magari.
Oristano. Un ecomostro nel futuro del Ponte grande
Il Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra hanno giudicato il progetto di cavalcavia e svincolo a Oristano come inopportuno e non necessario. L'opera, prevista per il 1995, sarà completata solo nel futuro, probabilmente in un prossimo futuro. Il progetto prevede la costruzione di un ponte sul fiume Tirso e la realizzazione di una circonvallazione che collegherà la zona portuale con i territori del nord-ovest della provincia.
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