Due casi a Dervio: sopra la centrale dell'Enel sta sorgendo un complesso edilizio bocciato dalla Soprintendenza. Invano Le foto sono impietose e, per quanto tutto si sia svolto nella normalità amministrativa ed urbanistica, il «pugno nell'occhio» è di tutta evidenza, tale comunque da sfidare la vulgata secondo cui a questo mondo tutto è opinabile. I due casi sono entrambi localizzati tra Dervio e Corenno Plinio, la località che prende il nome proprio dal celebre console romano che qui costruì la sua villa vista lago. E proprio sopra l'immobile - tuttora splendido - si staglia lo scheletro di una abitazione. Un bel condominio a due piani che ha tutta l'aria di essere stato abbandonato. E abbandonato lo è davvero: sono stati tirati su due piani - soletta compresa - e poi basta, tutto finito. Resta lo scheletro, grigio nel verde del collina, un palese sfregio al panorama da cartolina della villa pliniana. E' così da trent'anni, dicono in municipio, e non c'è nulla da fare. Misteri della burocrazia e di quanti - bisogno dirlo - hanno firmato le autorizzazioni per cominciarlo, quel condominio. Sopra la centrale dell'Enel, come documentato dalla foto a fianco, ci sono invece le abitazioni che la società «la Valletta» sta realizzando appena a monte della strada provinciale 72, ben visibili dal lago. Il Circolo Legambiente «Lario sponda orientale» li aveva definiti «uno sfregio al paesaggio costiero del lago». E non parliamo di una vicenda che si trascina da decenni. Anzi l'insediamento è fresco di cemento perché è stato autorizzato nel 2004, dopo una prima bocciatura della Soprintendenza ai Beni ambientali che non ha però impedito la prosecuzione dell'iniziativa. Il Comune ha riapprovato un progetto modificato et voilà, i lavori sono partiti. In municipio cercano di giustificarsi. «È stato ripresentato con le modifiche ed è stato approvato. Legambiente - dice il sindaco Gianmario Macchi , a capo di una giunta di centrosinistra - è venuta ed ha verificato tutto ma non ha trovato nulla di irregolare, ha solo detto che si potevano fare scelte diverse. Si seguono le regole riportate nel Prg, poi la competenza non è più dell'amministrazione. Ci sono gli esperti nel paesaggio che danno il loro parere». Già, proprio così... . «Bisognerà vedere l'estetica - rilancia - quando i lavori saranno finiti perché manca ancora la piantumazione ». Potrà piacere o meno l'impatto visivo, aggiunge Macchi, «ma l'edificazione non è in una zona di pregio» visto che è a monte della ferrovia e della Sp 72 ed a poche decine di metri dalla condotta forzata dell'Enel». «Poi - continua il sindaco - tante cose a me piacciono e ad altri no, ogni giudizio si può discostare dal mio. Non sono per la cementificazione però, se si deve andare avanti, non si può nemmeno impedire le costruzioni dove lo strumento urbanistico le permette. A Dervio, il rapporto con il verde è ancora abbondante rispetto ad altre zone». È di diverso avviso invece Fausto Quaini, esponente della minoranza Delphum e consigliere comunale da diverse legislature che è stato anche vice sindaco in passato. «Anche a Dervio esiste la questione edilizia. Non solo guardando il paese dal lago. Girando all'interno, se ne vedono di cotte e di crude e sono molti gli interrogativi che si fa la gente. - afferma - Ho l'impressione che le normative siano interpretate con un vantaggio sbilanciato a favore dell'edilizia privata. Dovrebbe esserci un maggiore equilibrio ed una valutazione delle richieste». Secondo Quaini c'è «un'emergenza» fierché l'edificazione non corrisponde al-e esigenze della popolazione residente che in paese è stabile. «Oggi, da Milano è più facile venire sul lago che andare all'Idroscalo quindi - ritiene il consigliere - c'è un motivo in più per avere grande oculatezza nelle scelte che poi costano alla collettività in servizi da dare e spreco del territorio ed al contrario portano poco vantaggio economico al paese, se non a qualche commerciante. Stiamo svendendo il territorio con interventi al limite della normativa vigente. Solo per interessi esterni?». Quaini chiude la sua riflessione citando il ruolo delle commissioni edilizie, tra un intervento di recupero dei sottotetti ai limiti del consentito e le concessioni che sono sempre propense al massimo anziché calibrate sul minimo. «Sono composte da professionisti che non vanno a pestarsi i piedi tra loro. Però - osserva a questo proposito - se gli esperti ambientali sono questi, serve un atteggiamento più responsabile». LA SCHEDA La località Corenno Plinio, un tempo fortificato da mura, si sviluppa intorno al Castello ed alla Chiesa, in cima al promontorio su un enorme sperone di roccia. La storia Le sorti di Corenno sono legate alla famiglia dei conti Andreani, feudatari dal 1271 dell'Arcivescovo di Milano Ottone Visconti. Dopo la distruzione del 1449 da parte di Corno, Corenno divenne feudo degli Sforza, scegliendo nel 1520 l'autonomia da Dervio. Nel 1863 aggiunse l'appellativo di "Plinio" in onore del console romano Caio Plinio Cecilio Secondo che aveva qui una sua villa sul lago. Nel 1927 tornò a far parte del Comune di Dervio pur conservando la propria sede parrocchiale.