Elena: bloccato il cantiere per i box, siamo prigionieri di rifiuti Ora basta Adesso basta. Che si decidano. Che si mettano d'accordo, una buona volta. Perché la signora Elena non ne può proprio più, di quello spettacolo vergognoso sotto le sue finestre. La Darsena trasformata in una schifosissima discarica. La sua stupenda vista deturpata dal solito immobilismo di rito ambrosiano. Là il Duomo, là il Monte Rosa, là i tetti della vecchia Milano, là addirittura le colline dell'Oltrepò. E lì sotto, quello spettacolo indegno che va avanti da troppo tempo e chissà per quanto ancora andrà avanti. Il cantiere per il parcheggione subacqueo che è sempre fermo e quell'angolo di città che è lasciato al suo destino. Tutto bloccato a causa del solito ritrovamento delle mura spagnole. Che quando sono già in vista, vengono trascurate se non deturpate. E però quando spuntano dal passato, sembrano l'ottava meraviglia del mondo e così ogni lavoro viene bloccato. Con l'aggiunta, questa sì una rarità, della scoperta della Conca di Viarenna, capolavoro di ingegneria descritto da Leonardo nel Codice Atlantico. E allora tutto fermo. Con i consueti balletti tra Comune, Sovrintendenza e Comitato di quartiere. Come non fosse possibile mediare. Tra delibere e ricorsi. Sull'asse Palazzo Marino-magistrato di turno. Mentre quella metà della Darsena che va verso occidente continua a essere una landa abbandonata. Senza contare i costi spropositati che comunque l'immobilismo porta. E tutto sotto le finestre della povera signora Elena. La poca acqua stagnante, le troppe erbacce rigogliose, le centinaia di bottiglie di birra, la plastica dell'acqua minerale. E poi i rifiuti in genere. I topi che fanno capolino al tramonto e le zanzare che invece partono in missione a tutte le ore. Le papere che pure loro sembrano schifate. All'ombra di quella gigantesca foto che mostra la Darsena com'era negli anni Sessanta e Settanta. Quando era il porto commerciale di Milano e c'erano le chiatte con la sabbia e la ghiaia. Le gru che non stavano mai ferme perché la città stava rinascendo. Quasi una provocazione, a fare un confronto tra quella stagione ordinata e il caos che oggi è dappertutto. E allora che si decidano, brontola la signora Elena. A rimettere a posto questa nostra Darsena. In un modo o nell'altro. Che lo facciano, 'sto parcheggio. O che non lo facciano, se non è da fare. Anzi. A dirla tutta... Ecco... Che non lo facciano proprio quel coso lì, perché sarebbe una follia. Un vero disastro per un quartiere che già ogni notte deve subire invasioni spesso barbariche. Arriverebbe ancora più gente e il traffico sarebbe ancora più ingarbugliato. Già la Darsena e i Navigli hanno perso tutta la loro poesia, tutta la loro atmosfera. Figuriamoci un domani. Ed era proprio tutta un'altra storia, quando la signora Elena negli anni Sessanta si affacciò per la prima volta a quella finestra. Si andava di sera alla Magolfa, si scendeva alla Brìosca, magari un salto al Moncucco. Passeggiando senza tutte queste macchine sfrontate. Quando se c'era un furto, andavi da don Peppino e con qualche biglietto da mille lui per magia ti faceva saltar fuori le tue cose. Perché quello era il quartiere dove la mala aveva un suo codice d'onore. Mica come gli spacciatori che stanno lì oggi. Mica come i ladri di quel mercatino che verso Porta Genova nessuno riesce a cancellare. Era la Milano delle canzoni meneghine e delle prime note di jazz. Le feste popolari, le battaglie navali, i fuochi d'artificio. Gli amori e gli innamoramenti. Eh sì, quelli eran giorni. Ma che nostalgia, quella gigantesca foto della Darsena che era. E adesso, invece, questa palude malsana nel cuore della città. Che all'inizio di 'sta brutta storia, la signora Elena era una bella tempra di barricadiera. Contro il parcheggio, si intende. Partecipava alle riunioni un po' Carbonare. Faceva propaganda per le botteghe. Firmava questa e quella petizione. Ma senza nessun risultato. Con quel laghetto artificiale che giorno dopo giorno diventava una discarica. E così la signora Elena piano piano ha un po' mollato. Si è messa alla finestra ad aspettare. Che siano i politici, che siano gli amministratori a far andare per il verso giusto questa Milano. Non è per questo che sono pagati? Con una certezza. Che comunque andrà, non sarà più la Darsena di quella gigantesca foto. E non solo per la vista avvilente di oggi. Non sarà più lo stesso angolo di città perché non ci sono più i milanesi di una volta. Tutto lì.
Dalla mia finestra. Addio alla poesia dei Navigli La Darsena? È una discarica
La signora Elena è frustrata per lo stato del cantiere per il parcheggio subacqueo della Darsena, che è bloccato a causa del ritrovamento delle mura spagnole. La Darsena è stata trasformata in una discarica e la sua vista è stata deturpata. La signora Elena ha partecipato alle riunioni contro il parcheggio, ma senza risultato. Ora si è messa alla finestra ad aspettare che i politici facciano qualcosa per risolvere il problema. La signora Elena ricorda i giorni di Milano delle canzoni meneghine e delle prime note di jazz, quando la Darsena era un porto commerciale e la città era più ordinata. Adesso, la Darsena è una palude malsana nel cuore della città.
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