Cinquecentomila euro stanziati dal ministero dei Beni culturali "per la valorizzazione di archivi e biblioteche dell'Accademia della Crusca" sono una buona notizia. E sono, soprattutto, il segno che il sottosegretario Andrea Marcucci ha mantenuto quanto aveva promesso al senatore fiorentino Paolo Amato: che il governo si sarebbe fatto carico della gravissima crisi dell'Accademia della Crusca, antica e nobile istituzione di conservazione e tutela della lingua italiana che versa oggi in una situazione drammatica. Problema risolto dunque? No. Perché per l'accademia questi 500mila euro sono solo una boccata d'ossigeno. Una pezza. Per le spese di mantenimento e di affitto - pur avendo ridotto all'essenziale servizi interni e dipendenti - l'accademia accumula infatti ogni anno un deficit di mezzo milione di euro. I 500mila euro di oggi sono dunque ben poca cosa di fronte al debito accumulato di quasi 4 milioni di euro - nei confronti dell'Agenzia toscana del Demanio - che grava sulle spalle dell'Accademia della Crusca.Inoltre i soldi, provenienti dai Fondi speciali del ministero dei Beni culturali sono stali recuperati con una riallocazione dei residui del 2007 e andranno unicamente ad incidere sul pareggio di bilancio e per un solo anno. Per garantire un futuro all'Accademia della Crusca sarebbe necessario allora che l'una tantum straordinaria ottenuta questa volta rientri nei contributi ordinari stabiliti nella prossima Finanziaria. Dove nei mesi scorsi si era ventilata anche la possibilità di azzerare il debito all'Accademia. «Le cifre riconosciute dagli Enti della Pubblica amministrazione e ministeriali per le attività e la sopravvivenza dell'Accademia sono scoraggiami», ha scritto il presidente della commissione cultura del comune di Firenze Dario Nardella in una una lettera al ministro per i rapporti con il Parlamento e la riforme istituzionali Vannino Chiti, «Le risorse sono insufficienti: a fronte di un bilancio di poco inferiore a 1 milione di euro, i contributi percepiti riescono a coprire voci di spesa solo per un totale di circa 550 mila euro». Nonostante questo stato di cose il presidente Francesco Sabatini e il vicepresidente Nicoletta Maraschio sono riusciti a chiudere il bilancio in una condizione di pareggio. Riducendo al minimo le spese di sostentamento dell'istituto che sono, dice ancora Nardella «conseguenza diretta dei progressivi tagli ai finanziamenti pubblici». L'accademia peraltro ha oggi una persona dipendente fìssa e si avvale della collaborazione di 5 unità di personale a contratto trimestrale anche se la nuova connotazione come ente pubblico obbliga l'istituto alla nomina di un direttore amministrativo che si aggiunge alle voci di spesa ordinarie.