"Regno" del futurista Anton Giulio Bragaglia, ha funzionato fino agli anni '90. Ora è rifugio di vandali Incastonato tra le villette in stile liberty, è il pugno in un occhio che mai ti aspetteresti di ricevere. Perlomeno non nell'esclusivo quartiere Ludovisi, a due passi da via Veneto, con lo "storico" liceo Tasso che fa capolino proprio sulla medesima strada. E invece eccolo lì: il Teatro delle Arti, via Sicilia numero 57. Un meraviglioso esempio di degrado urbano e un pessimo investimento. E dire che il teatro in questione non è proprio l'ultimo degli scantinati. Fatto costruire da Mussolini nel 1937, ha rappresentato il grande palcoscenico del futurista Anton Giulio Bragaglia, regista eclettico, che in piena Seconda Guerra Mondiale dietro quelle quinte metteva a punto spettacoli cooraggiosi e innovativi. Per i cartelloni di questo sala teatrale sono passate le trasposizioni di opere di autori all'epoca pressoché sconosciuti come Ò'Neill e Bertolt Brecht. Il tutto sotto l'attenta supervisione di Bragaglia, non solo impegnato a svecchiare il repertorio teatrale italiano, ma abilissimo nel riconoscere e lanciare attrici di talento. Una su tutte: Anna Proclemer, che al teatro delle Arti debutta giovanissima proprio nel '43. Una storia sempre in do di petto. Fatta di successi, grandi attori e buona amministrazione. Al teatro si esibiscono i de Filippo, la Malfatti, Vittorio Gassman. Fino a che negli anni '80 a gestire la sala non arriva Vittorio Cecchi Goti L'imprenditore fiorentino vi rimane al timone per diversi anni, ma poi intomo agli anni '90 né abbandona la gestione. Dopo di lui il diluvio. Il teatro viene chiuso. Di progetti di riqualificazione dell'immobile non se ne parla per oltre quindici anni. Finché nel 2005 sembra intravedersi uno spiraglio di luce. La Cassa dei Ragionieri lo acquista. L'istituto di prevdienza pare orientato, come logico, a sfruttare a valorizzare il teatro delle Arti e affittarlo al miglior offerente per ricavare i legìttimi profitti. Fioccano le proposte, a detta della Previra Spa, società che gestisce il patrimonio immobiliare della Cassa dei ragionieri. Si fa avanti l'Università La Sapienza, Mico Caldieri e alcune cooperative: tutti pronti a far resuscitare un luogo simbolo del Ventennio e della cultura libera e anticonformista. Eppure nonostante i buoni intenti, ad oggi le porte del teatro sono ancora ermeticamente serrate. Contatta da Libero la Previra Spa fa sape: re che «stanno decidendo sul da farsi». E che comunque, come due anni fa del resto, «ad essere interessati alla gestione dell'immobile sono in molti». Per il momento, però, il Cda della Cassa dei Ragionieri non si è espresso sulle sorti del teatro. «Sicuramente non ne verta cambiata la destinazione d'uso», azzardano. «Quel che è certo», continuano dalla Previra Spa, «è che l'immobile che ospita il teatro sarà oggetto di interventi di ristrutturazione, finanziati dalla Cassa Ragionieri». Interventi che, naturalmente, non sono stati ancora approvati dal Cda. E intanto il teatro delle Arti continua a raccogliere polvere e ad essere la latrina a cielo aperto di barboni e vandali. Davanti agli occhi esterrefatti dei turisti.
Roma. II Teatro delle Arti, un gioiello in centro dimenticato da anni
Il Teatro delle Arti, costruito da Mussolini nel 1937, è stato chiuso negli anni '80 e non è stato riaperto. La Cassa dei Ragionieri lo ha acquistato nel 2005, ma non ha ancora deciso di riaprire il teatro. La Previra Spa, società che gestisce il patrimonio immobiliare della Cassa dei ragionieri, ha proposto diverse idee per la gestione e la riqualificazione dell'immobile, ma non è ancora stata approvata. Il teatro è stato oggetto di interventi di ristrutturazione finanziati dalla Cassa Ragionieri, ma non è ancora stato riaperto. Attualmente, il teatro è stato oggetto di degrado urbano e è stato utilizzato come latrina da barboni e vandali.
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