Scontro fra modernisti e conservazionisti sul progetto di Chipperfield. «È peggio dei bombardamenti» BERLINO Qualche volta capita ancora, in Europa, che uno scontro al calor bianco non sia mosso dalla religione. Succede in questi giorni a Berlino e, laicamente, riguarda la ristrutturazione del Neues Museum, un colosso nel cuore culturale dell'est della città che era rimasto così, come le bombe alleate lo avevano lasciato, per sessant'anni. Ora, la ristrutturazione, progettata dall'architetto britannico David Chipperfield, è diventata una tenzone tra conservazionisti, contrari, e modernisti. Con i primi che ieri erano mobilitati, all'attacco, davanti all'ingresso del museo: il lavoro di Chipperfield diceva un loro volantino è «la continuazione dei bombardamenti britannici con altri mezzi». Battuta non male. Il fatto è che la polemica probabilmente la più accesa del genere in Germania se si escludono i dibattiti sulle dimensioni delle cattedrali e delle moschee è piuttosto colta, riguarda la concezione del modo di intervenire su opere del passato danneggiate e ha visto scendere in campo un bel pezzo di establishment berlinese. Il Neues Museum (che una volta rimesso in piedi ospiterà le collezioni egizia e primitiva di Berlino) sorge proprio di fianco al più famoso Pergamon, sull'«Isola dei Musei», una porzione di Berlino est considerata patrimonio dell'umanità dall'Unesco: quando l'intero progetto di Isola sarà terminato, dopo lavori del costo di oltre un miliardo e mezzo di euro, cinque istituzioni dell'arte e della cultura attrarranno milioni di visitatori (per ora ne sono aperte due, Pergamon e Bode, e il flusso è già enorme). Il modo in cui verrà ristrutturato il Neues Museum, che sarà il terzo quando aprirà nel 2009, sarà dunque decisivo per dare il tono a tutta l'operazione. Chipperfield, che è stato uno dei progettisti della New Tate a Londra, non c'è andato leggero. La sua scelta non è stata quella di ricostruire e riparare i danni (il 70 per cento del museo era distrutto) ma di «ammorbidirli». In altre parole, non li ha nascosti ricostruendo quel che mancava, ma li ha evidenziati con interventi originali. Lo scalone centrale, per dire, ha fatto inorridire chi voleva una ricostruzione del palazzo così come era stato costruito tra il 1843 e il 1855 da Friederich August Stùler: è grandioso come l'originale ma è palesemente diverso, moderno, senza gli ornamenti pesanti di un tempo, per poi finire in una gloria di colonne doriche (neoclassiche fatte fare a suo tempo da Stùler). Lo stesso dicasi dei muri: Chipperfield non ha ricostruito gli stucchi; quelli che c'erano li ha lasciati ma ha colmato i vuoti con mattoni a vista. Ovunque c'è la sua «firma», o creatività. «In fondo dice l'architetto uno non va al museo per vedere delle copie». La polemica monta da tempo, ma i berlinesi hanno potuto scatenarsi questo fine settimana, quando il museo, a metà ristrutturazione, è stato aperto per fare vedere il work in progress alla cittadinanza che, infatti, l'ha visitato in gran numero. Mossa ardita che ha rilanciato la polemica. «È l'omicidio dell'architettura storica», diceva un volantino distribuito ai cittadini in fila per entrare. «Vandalismo finanziato dallo Stato», denunciava un cartello. «Questa è Disney: una copia sbagliata nel posto sbagliato», gridava il volantino di un'associazione di buoni borghesi berlinesi, che poi passava a denunciare anche la parte finanziaria dell'opera: costo 283 milioni di euro mentre «la ristrutturazione completa (interno ed esterno) della Frauenkirche di Dresda è costata 173 milioni». La propaganda dei conservazionisti per ora ha costretto Chipperfield a rinunciare a un padiglione modernissimo che doveva funzionare da entrata e fare invidia alla piramide del Louvre. «Un bagno pubblico», l'aveva definito un critico. Ma sul resto, l'architetto britannico non ha mollato. Anche se, bisogna dire, non ne fa una guerra di religione: al momento ammette sorridendo è difficile differenziare «tra quello che sembra una rovina ma è rinnovato, quello che sembra rinnovato ma non lo è ancora e quello che sembra una rovina e lo è davvero».Chiunque vinca, insomma, sarà probabilmente un gran bel museo.