Nei primi mesi di quest'anno sono stati recuperati oltre 86mila beni, contro gli oltre I7mila dell'anno scorso, per un valore di circa 32 milioni di euro. Valore parziale, perché restano fuori la gran parte dei reperti archeologici, a cui è difficile dare un prezzo. L'aumento è conseguenza di una maggiore attività ispettiva, «ma soprattutto - spiega il generale Giovanni Nistri, comandante del Nucleo dei carabinieri che deve proteggere il patrimonio culturale - del fatto che quest'anno sono stati messi a segno ritrovamenti che in un sol colpo hanno permesso di recuperare grandi quantità di materiale». Beni sottratti al mercato clandestino. Generale, quanti sono i luoghi d'arte stranieri che espongono reperti di provenienza sospetta? Fare un elenco è fuorviante. Ci sono realtà rispetto alle quali ci siamo già mossi e sulle quali abbiamo maggiori certezze e altre ancora da "esplorare". L'attenzione è, comunque, rivolta non solo ai musei degli Stati Uniti, ma anche a quelli dell'Estremo Oriente e della stessa Europa. Quanti sono i reperti sospetti che si trovano all'estero? Alcune migliaia, se però ci limitiamo a un calcolo basato su dati che derivano da acquisizioni probatorie anche eventualmente confermate in più gradi di giudizio, come la sentenza Medici. Si tratta di certo della parte più rilevante, ma ci sono altre situazioni e archivi su cui si sta ancora lavorando. L'accordo con il Getty si può considerare apripista? No, perché è stato preceduto da accordi con altri musei. È stato, però, quello che ha avuto la maggiore risonanza mediatica sia per il numero di reperti interessati sia per le difficoltà della trattativa. Se non fa da battistrada, rappresenta, però, un punto qualificante e di successo nella politica perseguita dal ministero dei Beni culturali. Il fenomeno dei tombaroli è in aumento o in calo? Gli scavi clandestini accertati sono nettamente diminuiti. Sono stati tagliati alcuni gangli che alimentavano i flussi dei beni verso l'estero, alla volta dei grandi musei e delle collezioni private. Non è che c'è meno da scavare? È un grosso punto interrogativo. È, però, verosimile ci sia ancora molto da scavare. Quali sono le aree a rischio? Sicuramente Puglia e Sicilia, ma non possiamo escludere la Campania e la Calabria. Avete "devitalizzato" quali gangli? Quelli dei grandi trafficanti. Persone che agiscono inproprio o sono collegate alla criminalità organizzata? Non abbiamo evidenze probatorie che leghino tale tipo di traffici alla criminalità con connotazioni di tipo mafioso. Per altri versi, tuttavia, non c'è dubbio si tratti di persone con un'organizzazione alle spalle. Che possono contare sulla connivenza delle case d'asta e dei curatori dei musei? Non si deve generalizzare, perché si danneggia l'immagine di un intero settore o di una categoria. Dalle indagini è però risultata costante la connivenza di grossi galleristi, di antiquari e anche di restauratori. Quali sono gli snodi del traffico? Per quanto riguarda l'archeologia, la Svizzera, con il suo sistema di porti franchi, e la Gran Bretagna. Ma dal 2005 la Svizzera ha una legge sulla salvaguardia del patrimonio culturale e ha successivamente siglato un accordo specifico con l'Italia.
INTERVISTA. Giovanni Nistri Comandante del Nucleo Carabinieri
In questo articolo, viene riportato che nei primi mesi del 2023 sono stati recuperati oltre 86mila beni culturali, con un valore di circa 32 milioni di euro, rispetto agli oltre 17mila dell'anno scorso. Questo aumento è dovuto a una maggiore attività ispettiva e a ritrovamenti significativi di beni sottratti al mercato clandestino. Il generale Giovanni Nistri spiega che l'aumento è anche dovuto al fatto che gli scavi clandestini sono stati accertati e tagliati, mentre la maggior parte dei reperti archeologici rimane fuori dal valore.
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