Emendamento velleitario, controproducente, goffo? Il senatore Udc Ivo Tarolli cade dalle nuvole, leggendo sul Corriere i commenti del ministro Giuliano Urbani alla proposta di vendita dei Beni culturali con il silenzio-assenso che porta la sua firma. «E' stato il governo stesso a chiedermi di presentare l'emendamento» dice con tono sorpreso il relatore al decretone che accompagna la Finanziaria 2004, sommerso da duemila proposte di modifica, molte delle quali riguardano lo spinosissimo condono edilizio. Cui si sommano quelle dell'esecutivo, che puntano a rimpinguare il gettito del decretone, inizialmente calcolato in 9,6 miliardi di euro. Una quantità di emendamenti tale che fanno prevedere fin d'ora a Tarolli «la possibilità di un voto di fiducia» e che lo spingono a lanciare un appello, almeno alla maggioranza, perché «da oggi si giochi a carte scoperte». L'emendamento sui Beni culturali è arrivato giovedì sera dal ministero dell'Economia insieme a un'altra trentina di proposte di modifica al decreto. «Il governo mi ha chiesto di sottoscrivere e presentare, come relatore, un'ulteriore elaborazione del decreto» spiega Tarolli. «E l'ho fatto volentieri, perché in questa fase di discussione della manovra in Commissione Bilancio ho tutto l'interesse a capire cosa pensano l'opposizione, i partiti di maggioranza, il governo. Al termine dell'esame sarò io a formulare le ipotesi conclusive tenendo conto di queste indicazioni» aggiunge il relatore del decretone. Nel merito dell'emendamento che prevederebbe il silenzio-assenso della Sovrintendenza per la cessione dei Beni culturali e artistici, e che Urbani ha definito un autogol, Tarolli non vuoi scendere più di tanto. «E' materia tecnica, complessa, e anche delicata» dice, spiegando che gli emendamenti non hanno ancora una relazione tecnica che ne spieghi i contenuti e l'effetto finanziario. «Strano che non sapesse nulla, ma Urbani può stare tranquillo. Il testo finale lo troverà d'accordo. E poi conclude Tarolli che preannuncia la presentazione di proposte alternative c'è un limite a tutto, anche alle esigenze di cassa». Non c'è dubbio che gli emendamenti concordati tra relatore e governo puntino a fare più cassa. La Finanziaria 2004 è nata con la coperta corta e ogni giorno emergono nuove esigenze. Ieri il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, ha chiesto 200 milioni di euro per i contratti e il riallineamento delle carriere di militari e forze dell'ordine. «Forse gli emendamenti del governo servono anche a quello» dice il senatore di An Lamberto Grillotti, che oggi riunirà il suo gruppo per sfoltire i 160 emendamenti messi a punto. Subito dopo ci sarà un vertice dei capigruppo della Cdl in Commissione Bilancio con Tarolli, il presidente Antonio Azzollini, e il governo. Preludio di un probabile incontro in Senato fra Tremonti e i capigruppo della maggioranza. L'Aula del Senato attende il decretone il 23 ottobre, alla Camera lo sbarco è previsto tra il 2 e il 3 novembre. «Il decreto deve entrare in vigore al più presto. Non escludo che si arrivi alla fiducia, non sarebbe scandaloso».
Ma il relatore: l'emendamento l'ha voluto il governo
Il senatore Udc Ivo Tarolli ha presentato un emendamento al decretone Finanziaria 2004 che prevede il silenzio-assenso della Sovrintendenza per la cessione dei Beni culturali e artistici. Il ministro dell'Economia Giuliano Urbani ha definito l'emendamento "un autogol". Tarolli ha spiegato che l'emendamento è stato presentato in risposta alle esigenze del governo, che ha chiesto di presentare un'ulteriore elaborazione del decreto. Il governo ha presentato 160 emendamenti, tra cui quello sui Beni culturali, che prevede di rimpinguare il gettito del decretone.
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