C'è il rischio che venga trasformato in appartamenti -------------------------------------------------------------------------------- Rischia di sparire. Pare destinato ad essere inghiottito nella logica del consumismo, vittima predestinata della scarsa sensibilità delle istituzioni. Con esso si perderebbe un vissuto di storia di straordinaria importanza. Il molino Gangalandi, il più famoso degli opifici del lungomonte pisano, e non solo, sarebbe al centro di una trattativa per essere ceduto a un gruppo finanziario tedesco, al momento tenuto segreto. Prende corpo l'ipotesi di finire smembrato, trasformato in unità abitative. In pratica civili appartamenti in luogo di quello che è sempre stato il simbolo del lavoro artigiano di alto livello. Un luogo operoso, oggi divenuto patrimonio di valore inestimabile in termini di tradizione, la testimonianza di usi e costumi di un passato lontano. Ultimamente è divenuto meta di gite organizzate per studenti e turisti. Le prospettive sono adesso assai poco rassicuranti per chi abbia a cuore le radici del proprio territorio. Angioli Chini è, da dinastie, proprietario del molino Gangalandi, dal nome di una famiglia patrizia di origine tedesca. E' ammirevole per la cura personale e i soldi che fin ora ha messo a conservarlo difendendolo dall'incuria del tempo e degli uomini. Il sogno di Chini sarebbe di trasformarlo in un grande museo della civiltà artigianale, per questo ha già raccolto arnesi ed oggetti rarissimi. Chini non parla dell'operazione commerciale a cui sarebbero interessati finanzieri teutonici. Non la nega, però trincerandosi dietro un no comment. E questo è interpretato come una prova indiretta che esiste un interessamento all'acquisto del molino Gangalandi. Per la cronaca nel 1998 il contesto edilizio in cui è inserito l'opificio, risultando di interesse particolarmente importante per motivi storico artistici, veniva vincolato dal ministero per i beni e le attività culturali e, di conseguenza, in base alla legge 1 giugno 1939 sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nel provvedimento legislativo. Esiste al riguardo uno specifico documento che potrebbe anche impedire la vendita del complesso. Dopo la seconda guerra mondiale erano 104 i molini che sorgevano in Valle Graziosa. Non sono stati difesi localmente nemmeno da chi avrebbe potuto conservare per il futuro più ampie memorie storiche e civili legate ad una secolare tradizione. Chini osserva: «Privi di ogni tutela quei 104 mulini sono stati travolti e cancellati dall'elenco dei tesori arcaici appartenenti al patrimonio ambientale del paese. La speculazione edilizia li ha considerati strutture fatiscenti, insignificanti, ingombranti e di conseguenza da sostituire e "risanare" con l'uso copioso del cemento o dei moderni laterizi adatti ad eliminare il "vecchiume". Dopo tale riprovevole abbandono, un solo molino, scampato per puro caso alla fonderia della civile edilizia sopravvive. Può ricordare un dei più lusinghieri singolari aspetti caratterizzanti l'antico passato di Calci, è il molino dei Gangalandi». Quell'opificio nel 1949, dopo la tragica morte del suo ultimo mugnaio, è rimasto fermo. Poi, privato della sua grande ruota idraulica e sottoposto agli affronti di una manchevole manutenzione ha assunto l'aspetto di un rudere. Nonostante questo il molino, in seguito ad una laboriosa assegnazione di quote ereditarie, ha conservato nel suo interno, oltre alle macine e agli ingranaggi, anche il buratto, la lavagrano, le tremoggie, i mattelli, i puntoni, le bocciarde, il paletto, i paloni, le mestole, le forcelle, le pediche, i regoli, i cemboli, i rulli, le righe, le teste e tutte le altre numerose attrezzature che consentivano ai mugnai più avveduti di primeggiare nell'attività molitoria. Un'accurata revisione delle attrezzature, oltre a restituire ad esse la loro piena efficienza, ha consentito di riportare il molino Gangalandi al suo antico mirabile assetto. Oggi è un molino gioiello, purtroppo si profilano all'orizzonte scure nubi.
CALCI. Il molino Gangalandi rischia di sparire
Il molino Gangalandi, un'antica opera artigianale di Calci, è destinato a essere venduto a un gruppo finanziario tedesco. Il proprietario, Angioli Chini, non parla apertamente dell'operazione, ma si riferisce a un museo della civiltà artigianale. Il molino è stato vincolato dal ministero per i beni e le attività culturali e potrebbe essere protetto dalla legge. Tuttavia, la speculazione edilizia ha cancellato altri 103 mulini della zona, considerandoli strutture fatiscenti. Solo il molino Gangalandi è sopravvissuto, grazie ad una laboriosa assegnazione di quote ereditarie. Oggi è un luogo storico e artistico, ma il suo futuro è incerto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo