Il premio Oscar Dante Ferretti creatore dei «falsi»: non voglio passare per l'autore dello scempio «Ma che le togliessero quelle colonne...». Il più stufo di tutti è sicuramente lui, l'autore, il realizzatore, il Premio Oscar, lo scenografo di Fellini e Scorsese, ma anche di Pasolini e Terry Gilliam, insomma l'insigne Dante Ferretti. È lui ad aver messo la firma su quella sfilata di colonne in vetroresina volute da Valentino per celebrare il maxi-evento del 7 luglio. E ora, due mesi e mezzo dopo l'evento, è lui a sentirsi indirettamente apostrofare come l'autore dello scempio che resiste, le colonne che non vengono tolte e che resteranno lì chissà fino a quando. Il ministero dei Beni culturali le ha difese, di recente, attraverso una dichiarazione della consulente del ministro Silvana Rizzo, contro l'ondata di critiche che ormai sono quasi quotidiane. Ma lui, Ferretti, non vede invece l'ora di potersene liberare. Dice Ferretti: «Ho fatto due istallazioni per l'evento di Valentino, una a Villa Borghese e l'altra nel Tempio di Venere e Roma. La prima è stata smontata il giorno dopo, questa di Venere e Roma è ancora lì. Eppure doveva essere smontata anche quella l'indomani, ma il ministero ha chiesto di lasciarla lì. Così mi è stato riferito. Poi sono cominciate le critiche, chi accusa le chiama le colonne di Ferretti, insomma mi sono venuto a trovare in una posizione assurda. A questo punto sapete che dico: che le tolgano e che la facciano finita con questa storia...». Per chiedere lumi bisogna rivolgersi al sovrintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini. Formalmente è lui ad aver firmato a nome dell'amministrazione statale quella concessione. Una concessione che, incredibilmente, non prevede un limite temporale. «È così - conferma il sovrintendente -. Per la legge c'è l'obbligo di rimuovere quelle istallazioni quando l'amministrazione lo riterrà utile...». E quando sarà utile rimuovere quello che non passa giorno viene comunemente indicato come uno scempio? L'ultima accusa è del capogruppo dei Verdi alla provincia, Gianluca Cavino, secondo il quale quel colonnato è «un insulto». «Il ministero ha parlato chiaro, le ritiene di proprio interesse», taglia corto Bottini. Il ministero, pochi giorni fa, per bocca di Silvana Rizzo consulente di Rutelli, le ha indicate infatti come teatro futuro di nuovi eventi, perfino scientifici. E così le colonne restano lì. Clementina Panella, l'illustre archeologa che poco sotto il Tempio di Venere e Roma ha ritrovato lo scettro di Massenzio, continua a scavare alle pendici della Velia. «Cerco di non guardare su in alto - spiega l'archeologa -. Vogliono farci degli incontri scientifici? Per fortuna non sono invitata...». Perciò non resta che ascoltare il grido di dolore di Dante Ferretti. Che aggiunge: «Non vorrei che le colonne diventassero come la monnezza a Napoli? Roba da riciclare qua e là...».