Le peripezie di Caprotti a Bologna e Firenze. Porterà il suo libro-denuncia in procura - MILANO- Il lungo atto d'accusa di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, contro i soprusi delle Coop sembra un fiume in piena, una storia dietro l'altra. Con il suo libro in mano, Falce e carrello, farà una visita in Procura, annuncia ai giornalisti. Vuole denunciare il sistema che per anni ha intralciato, con mezzi discutibili, la diffusione dei suoi supermercati nelle aree dominate dalla catena concorrente. «Si tratta di un vero e proprio controllo territoriale accusa Caprotti che ti impedisce di entrare in certe zone del Paese con vari sistemi: piani regolatori, decisioni delle sovrintendenze, velate minacce ai costruttori». L'episodio più succoso raccontato da Caprotti è quello dei resti etruschi. Siamo a Bologna, maggio '99: Esselunga sbarca in via Andrea Costa, presso Porta Saragozza, con l'acquisto dell'area ex Hatù, messa in vendita da Franco Goldoni. «In quella fabbrica dismessa racconta Caprotti un tempo si facevano ciucciotti ed altri utili accessori, detti appunto 'goldoni', la cui produzione si era trasferita fuori città». Cominciano gli scavi per la costruzione del supermercato, già affidata dallo stesso Goldoni a Gianfranco Masi, noto architetto di cooperative, che non sembra gradire l'arrivo dell'imprenditore brianzolo. Nel corso degli scavi vengono alla luce resti etruschi «di indubbio valore archeologico», dice la Sovrintendenza. Il 16 novembre viene apposto il vincolo dal direttore generale Mario Serio. Il ministro in quel momento era Giovanna Melandri. Non si tocca più niente. Inutili le trattative condotte da Masi e Goldoni in Sovrintendenza per ottenere il permesso di spostare i resti altrove. Dopo otto mesi, Goldoni getta la spugna e chiede la rescissione del contratto con Esselunga. Nel febbraio 2000 Caprotti si ritira, in cambio della restituzione di due miliardi. Il 20 aprile Coop Adriatica, allora presieduta da Pierluigi Stefanini, delibera l'acquisto dell'area. Il 5 maggio la Sovrintendenza accorda il trasferimento dei resti etruschi. I lavori ricominciano immediatamente. Dal 17 settembre 2002 un supermercato Coop è operante a Bologna, in via Costa. Quattro anni dopo, Caprotti verifica che i resti etruschi sono ammassati in un'area della periferia. A Firenze non va meglio. Visti i successi lombardi, che hanno consentito a Esselunga di abbattere i prezzi alimentari al consumo anche del 20-30, il 9 febbraio '61 apre il primo supermercato toscano in via Milanesi. Dopo l'apertura, il sindaco Giorgio La Pira va a protestare personalmente a Roma dal ministro Emilio Colombo, invano. L'americanata aveva dato fastidio, ma in definitiva si trattava solo di un modesto negozio di 800 metri quadri. «Da un trentennio dice Caprotti è una struttura obsoleta». Ma durante gli anni Ottanta, ecco l'occasione: a poche centinaia di metri di distanza da via Milanesi, in piazza Leopoldo, la Superpila lascia libera l'area di un suo vecchio stabilimento. Secondo il piano urbanistico del Comune, lì doveva sorgere un supermercato. Nel dicembre '88 Caprotti stipula un compromesso coi costruttori, nuovi proprietari dell'area, per 21 miliardi di lire. Trascorsi sette anni di lungaggini burocratiche, l'accordo è rinnovato per la costruzione di un supermercato e i relativi parcheggi, al prezzo di 32 miliardi, chiavi in mano. Altre lungaggini amministrative, fino alla scadenza del contratto il 30 giugno '97. La proprietà non è più vincolata dal prezzo pattuito e rilancia. Si dice tallonata da altri. Questi altri sono Unicoop Firenze, che il 7 agosto '97 acquista l'intera area nuda, senza neanche una baracca sopra, per 29 miliardi, più di tre volte i valori dell'epoca. «Per realizzare poi il supermercato fa notare Caprotti ci volevano altre decine di miliardi». Che Esselunga non aveva, ma le Coop sì. Così a Firenze, in piazza Leopoldo, oggi opera una Coop, mentre Esselunga si trascina in via Milanesi con il suo negozio vecchio quasi mezzo secolo.