SASSARI. L'archeologa Antonietta Boninu è il coordinatore della Sovrintendenza che si occupa in prima persona del Centro di restauro. Da anni impegnata nella tutela di beni strategici nelle due province di Nuoro e Sassari (estese anche a quelle della Gallura e di parte dell'Ogliastra), viene considerata uno dei funzionari di maggiore esperienza, punto di riferimento obbligato per chi deve rapportarsi con l'ente distaccato del ministero. Quando è nato il Centro di Sassari? «Nel 1980. Grazie a un accordo con la Provincia di Sassari, che ha ceduto i padiglioni del mai nato ospedale psichiatrico, in un uliveto secolare». Che cosa è successo da allora? «Con successivi finanziamenti Fio del 1986 e con un progetto Cipe del 1996 gli edifici sono stati ristrutturati e ampliati. L'operatività, di fatto, è cominciata 5 anni fa, nel 2002». Quali saranno le funzioni della Scuola di alta formazione? «Abiliterà al restauro a un livello di qualificazione che in Italia si può riscontrare solo all'Istituto centrale di Roma e all'Opificio delle pietre dure di Firenze. Attività riconosciuta espressamente con la legge regionale del 22 settembre 2006». Uno sviluppo già finanziato? «Sì. Con una somma attorno ai 5 milioni. E quattro finalità: terminare i lavori nel Centro, avviare la Scuola di alta formazione, completare il restauro delle statue di Monti Prama, iniziare quello dei legni degli scafi romani scoperti nei lavori per il tunnel di Olbia». In che tempi? «Le prime due operazioni saranno completate entro quest'anno. Le altre possono venire considerate imminenti». Perché questo centro è così prezioso? «In Italia può essere paragonato solo a quello di Venaria Reale a Torino». Per quali motivi? «A parte che per le iniziative di cui abbiamo già parlato, il valore aggiunto è costituito dai rapporti costanti con l'International Centre for Study of the Preservation an Restauration of Cultural Property (Iccrom). Dalle intese con vari dipartimenti del Cnr, con le università sarde e con molte altre d'Italia e del Mediterreneo. Dai contatti con i privati, con gli sponsor, con altri centri di ricerca». Quali i campi d'azione? «Nei laboratori si restaurano materiali archeologici di provenienza terrestre e subacquea: pitture murali, mosaici, metalli, vetri, tessuti, cuoio, materiali lapidei e litici». E poi? «Apriremo ai cittadini tutti i nostri depositi e i luoghi di documentazione».