Savona. Il quadro era esposto su una bancarella in una fiera di antiquariato, in mezzo a tanti altri sulla Costa Azzurra. Un piccolo dipinto a olio: il ritratto di profilo di un uomo dalla calvizie avanzata, sicuramente in là con gli anni, che sembra assorto, forse sonnecchia. Lo hanno comprato per duecento euro e se lo sono portati a casa. Mesi dopo, una coppia di savonesi ha scoperto di essere in possesso di un tesoro: quel dipinto è da attribuire al pittore impressionista francese Pierre Auguste Renoir perché così avrebbero certificato alcuni esperti di arte e il suo valore sarebbe stimato addirittura in quindici milioni di euro. Una storia a lieto fine? Niente affatto. Nel frattempo i due si sono lasciati, dopo una relazione sentimentale che andava avanti da quindici anni, e ora si contendono la proprietà del prezioso dipinto con una battaglia giudiziaria che è al momento soltanto agli inizi e ha già fatto registrare un colpo di scena. Il quadro, infatti, non è più nella cassetta di sicurezza della banca dove era custodito. «Lo ha ritirato il mio ex, a mia insaputa - dice la donna tutelata dall'avvocato savonese Claudio Marchisio - E ora non so dove sia finito». Al centro della clamorosa vicenda c'è una pittura ad olio su tela delle dimensioni di 45 centimetri per 30 che ritrae Ambroise Vollard, uno dei maggiori galleristi e mercanti d'arte parigini nel periodo tra fine Ottocento e inizi Novecento, a cui devono la conoscenza e il successo molti artisti del periodo postimpressionista e delle avanguardie storiche. Frequentandoli e stabilendo con essi rapporti anche d'amicizia, venne ritratto più di una volta, divenendo così anch'egli famoso. Ne hanno riprodotto l'immagine Paul Cezanne, Picasso e appunto Pierre Auguste Renoir, un dipinto del quale, datato 1908, è conservato alla Courtauld Gallery di Londra. Quello finito nelle mani della coppia di savonesi, due appassionati di arte sarebbe stato dipinto qualche anno dopo. Era esposto in una bancarella in un fiera dell'antiquariato a Nizza in Francia, insieme ad altri quadri. «L'abbiamo visto - racconta la donna che ha 40 anni e abita a Savona - ci è piaciuto e lo abbiamo comprato per duecento euro. In calce c'era la firma di Renoir, ma mi creda, proprio non ci abbiamo fatto caso. A quel prezzo, abbiamo pensato a una copia. Ne girano parecchi nei mercatini». Mesi dopo, consultando un'enciclopedia, i due savonesi si sono imbattuti in alcuni ritratti del gallerista francese eseguiti da Renoir e, notata la somiglianza, hanno deciso di fare sottoporre alle perizie del caso il quadro comprato nel mercatino in Costa Azzurra, ad alcuni esperti fra i quali Lionel Koenig che dirige a Firenze un centro di conservazione e diagnostica di opere d'arte. I responsi hanno lasciato di stucco i due proprietari: l'opera può essere attribuita a Renoir. «La tela di lino - si legge in un expertise - l'impiego di strati di bassa densità per i fondi con delle lumeggiature diluite, sono gli elementi tecnici che collocano questa opera con le tipiche metodologie dell'inizio del '900». E ancora: «Il controllo dei campioni di colore non hanno evidenziato anomalie di uso per un'esecuzione pittorica dell'inizio del '900, come riferimento abbiamo trascritto la tavolozza di Auguste Renoir...». Non solo, ma il quadro nasconderebbe gli schizzi di un bozzetto che diventerà poi il famoso quadro «Le bagnanti» realizzato da Auguste Renoir fra il 1918 e il 1919. Fin qui la storia del quadro. Il resto è una relazione sentimentale finita e una battaglia legale che si preannuncia molto dura. In ballo c'è la proprietà del quadro. Lei, la savonese quarantenne che fra l'altro è benestante, non ne fa una questione di soldi: «II mio ex sa benissimo come la penso - dice - II dipinto deve essere donato a un museo. Non mi piacciono i privati che collezionano quadri e se li tengono in casa. L'arte deve essere un bene disponibile per tutti».