-------------------------------------------------------------------------------- Ho accompagnato un amico alla Certosa di Calci, che non avevo mai visitato. La Certosa, nata come monastero di clausura nel 1366, fu soppressa agli inizi dell'Ottocento dal governo napoleonico e poi da quello sabaudo e fu infine successivamente rioccupata dai monaci certosini che la abbandonarono definitivamente nel 1969. È quindi un monumento pregevole per storia, e per i tesori artistici e architettonici che custodisce, ma non è facile arrivarci. È ubicata a circa un chilometro da Calci, lungo la via per Montemagno, ma non adeguatamente segnalata sulla via Vicarese. Il visitatore che riesce a arrivarci (chiedendo informazioni quaq e là), munitosi di biglietto d'ingresso (prezzo contenuto), si sente dire che può usufruire, a orari prestabiliti, di una "accompagnatrice", non una guida perché tali solo quelle che sono iscritte a un apposito albo. Inizia la visita e, inevitabilmente, i visitatori cominciano a porre domande alla accompagnatrice, la quale con garbo, ma recisa, dice che non può rispondere perché non è autorizzata a farlo: par di capire che non vuole esporsi di nuovo perché, pur essendo culturalmente molto preparata (non solo sulla Certosa) non è una guida (dev'essere già stata richiamata all'ordine). Senza entrare nel merito della diatriba, mi pare che le autorità competenti (Sovrintendenza?) dovrebbero organizzare un servizio di accoglienza all'altezza del monumento. Se non si è capaci di valorizzare le opere pregevoli che abbiamo, anche il turismo d'arte diventa un'occasione perduta. Per non dire della pessima figura dinanzi ai turisti. Marcello Faralli Livorno