È flop per il turismo religioso a San Giovanni Rotondo Gli operatori: "I 50mila fedeli di oggi? Un fuoco di paglia" Gli albergatori vorrebbero cambiare la destinazione duso delle strutture ma la convenzione con il Comune parla chiaro: non prima di 25 anni SAN GIOVANNI ROTONDO - Arriva la statua della Madonna di Fatima, ma gli albergatori non fanno festa. Certo, come ogni anno, per la veglia di preparazione alla festa religiosa di San Pio, che la Chiesa celebra domani, non si trova uno strapuntino neppure a pagarlo oro. Gli operatori turistici sanno però che è il solito fuoco di paglia. Spenti i riflettori sul doppio evento di oggi - il ritorno della statua della Madonna di Fatima e la veglia in onore del frate con le stimmate - tutto tornerà come prima. Il sogno di trasformare questangolo impervio di Capitanata in un modernissimo Eldorado della fede, alimentato anche grazie a generosi stanziamenti pubblici, è svanito già alla fine del Giubileo del 2000. Quando a proprie spese ci si è resi conto che il modello preferito dagli oltre 7 milioni di pellegrini di tutte le nazionalità che ogni anno si fermano a pregare sulla tomba di San Pio rimane il "mordi e fuggi". Altro che capitale del turismo religioso: il boom di posti letto a San Giovanni Rotondo si è rivelato un boomerang. I dati di Confcommercio, riferiti al 2006, sono impietosi: il tasso di occupazione alberghiera è di appena 100 giorni lanno: appena 500mila persone. Questo significa che lofferta - 7mila posti letto - è sproporzionata rispetto alla domanda. Che rimane infatti bassissima, fatta eccezione, per lappunto, per i grandi appuntamenti da almeno 50mila pellegrini, come quello previsto per questo pomeriggio. Ecco spiegato, allora, come quella di convertire attività quasi fallimentare in business più redditizio sia unidea che alcuni imprenditori alberghieri stanno accarezzando da tempo. Dal loro punto di vista, il progetto è ambizioso: trasformare gli alberghi in alloggi privati. Lavrebbero già fatto, se la convenzione sottoscritta con lamministrazione comunale alla fine degli anni '90 non prevedesse espressamente il divieto di cambiare la destinazione duso per almeno venticinque anni. «La situazione è insostenibile - allarga le braccia Francesco Fini, presidente degli albergatori di San Giovanni Rotondo - Cè unofferta sovradimensionata rispetto alla domanda. Da parte nostra, cerchiamo sempre di offrire servizi di altissima qualità, ma non basta. Il problema è che, a parte la visita al santuario, non ci sono attrazioni che possano convincere i turisti a fermarsi». Di cambiare le destinazioni duso, a dire il vero, si parla già dal 2001. Concluso il Giubileo, gli albergatori capirono subito che sarebbero arrivati tempi duri. Il rischio concreto di innescare speculazioni ha però forse contribuito a far sì che tutto restasse invariato. «Da anni - ammette Francesco Fini - aspettiamo risposte dalla Regione e dal Comune: bisogna prendere atto che così non si può continuare». In Municipio, per il momento, hanno altro cui pensare: lamministrazione comunale si è dissolta qualche giorno fa e ci si prepara a lunghi mesi di gestione commissariale. Quanto alla Regione, in più riprese lassessore Massimo Ostillio ha fatto capire chiaramente di essere di tuttaltro avviso. «Bisogna pensare ad unofferta turistica dinsieme - osserva Ostillio - Sul Gargano ancor oggi ci sono alberghi che continuano a proporre pacchetti turistici di sette giorni di solo mare, senza pensare che basterebbe davvero poco per vendere anche tutto quello che si trova a due passi da lì: la Foresta Umbra, Monte SantAngelo, San Giovanni Rotondo. Insomma, deve cambiare la mentalità. Quello di San Giovanni Rotondo è esattamente lesempio di quanto la Regione sta cercando di evitare».
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Il turismo religioso a San Giovanni Rotondo è un flop. Gli albergatori sostengono che la destinazione duso delle strutture dovrebbe cambiare per offrire servizi di alta qualità, ma la convenzione con il Comune impedisce di farlo per almeno 25 anni. I dati di Confcommercio mostrano che il tasso di occupazione alberghiera è di solo 100 giorni all'anno, mentre la domanda è bassa, fatta eccezione per gli appuntamenti di grandi pellegrini. Gli albergatori vorrebbero trasformare gli alberghi in alloggi privati, ma la convenzione impedisce di farlo. La Regione e il Comune non sembrano interessati a cambiare la mentalità e a offrire servizi di alta qualità.
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