Trivellazioni del Val di Noto: contro anche il presidente nazionale dell'Associazione città e siti italiani patrimonio mondiale Unesco, Gaetano Sateriale. "Evidentemente le lunghe battaglie culturali contro l'abusivismo e gli scempi paesaggistici - dice Sateriale - non hanno proprio insegnato niente. Non sono stati sufficienti decenni di devastanti aggressioni al territorio, in nome di modernizzazione e progresso, per far assimilare la consapevolezza che il patrimonio artistico, culturale e naturale è la risorsa più preziosa del nostro Paese, la principale "materia prima" di cui disponiamo. Le grandi potenzialità economiche dei beni culturali possono essere dispiegate solo investendo su di essi, coniugando tutela e promozione, valorizzando il carattere molecolare del sistema territoriale, non certamente disseminando il Val di Noto di pozzi petroliferi. La notizia del parziale via libera del Tar di Palermo alle trivellazioni in questo straordinario angolo di Sicilia, quando sembrava che il pericolo fosse scongiurato, ci ammonisce a non abbassare la guardia e a non farci cadere vittime dell'illusione che basti abbattere un paio di "eco mostri", cosa peraltro pregevolissima, per ritenere di avere sconfitto la cultura dell'abusivismo legalizzato, autorizzato o tollerato che sia" E c'è, come rileva ancora il presidente Sateriale il pericolo di essere allettati da chissà quali fonti di sviluppo e di ricchezza queste operazioni possano apportare. E c'è quindi da stare molto attenti. "In un periodo di gravi difficoltà per i bilanci degli enti locali - aggiunge ancora il presidente dell'associazione italiana siti Unesco - la tentazione d'incamerare qualche milione di euro in royalties è molto forte, ma non giustifica la svendita di un patrimonio dell'umanità. Alle comunità locali, una volta che le società petrolifere hanno terminato la "spremitura" del territorio, alterandone irrevocabilmente le caratteristiche ambientali e sociali, rimane davvero poca cosa. Investire tante risorse, umane ed economiche, nello sviluppo petrolifero significa impoverire quelle attività che storicamente hanno costituito l'asse portante di tutta l'economia siciliana per abbracciare improbabili nuovi "miracoli italiani". Un evidente anacronismo che non meriterebbe neppure un commento se le trivelle non incombessero sul Val di Noto. Occorre allora ribadire con forza che il "turismo petrolifero" è un settore che non c'interessa e che l'energia positiva che deve zampillare dai nostri territori è quella delle testimonianze storico-artistiche dei paesaggi, non quella degl'idrocarburi. Pensare di barattare il tardo-barocco siciliano con qualche barile di greggio è un'operazione strategicamente sciagurata. Significa non aver capito il valore di un patrimonio culturale ben tutelato e ben gestito. Gli esempi positivi non mancano, pensiamo agli sforzi che sta compiendo Siracusa per ripopolare un centro storico svuotato dall'industrializzazione di Priolo e di Augusta. E quanto sta fruttando, anche economicamente, la promozione di quel sito Unesco. L'importante è non commettere gli stessi errori del passato. Gli strumenti per impedire che questo dissennato progetto prosegua nella sua corsa devastatrice esistono, ma serve una chiara e precisa volontà politica, a livello locale e nazionale, che si faccia interprete dello sdegno di tutti gl'italiani. Questo è ciò che intende fare la nostra associazione, schierandosi compatta a fianco del Distretto del Sud Est e del sindaco Corrado Valvo e degli altri comuni della stessa area nella difesa del Val di Noto".