Querelle tra Comune, parrocchia e Assistenza per l'immobile abbandonato Dal 2000 ad oggi un non-stop di progetti poi naufragati: da teatro di riferimento e centro culturale fino ad arrivare a residenza sociale -------------------------------------------------------------------------------- PALAIA. La Chiesa non vende l'ex cinema-teatro Italia. E così la Pubblica Assistenza è costretta a rivedere i propri programmi, un po' come ha dovuto fare il Comune qualche anno fa. La storia è di quelle delicate e gli attori sono molteplici, ognuno dei quali ha le sue ragioni. Il risultato però è sotto gli occhi di tutti, perché l'ex cinema è situato proprio all'ingresso del paese, chiuso da anni e ormai preda del degrado. Utilizzato soltanto come garage dei mezzi della Pubblica Assistenza, che lo ha ottenuto in comodato dalla parrocchia, la struttura non è esattamente la migliore cartolina di "benvenuto" che il paese potrebbe offrire. L'odissea inizia nei primi anni del nuovo millennio. L'ex cinema Italia, di proprietà della parrocchia di Palaia, è chiuso da anni, per le motivazioni legate soprattutto alla sicurezza, che hanno scritto il destino di altre strutture simili in tutta la zona. Il Comune, allora guidato da Antonella Romagnoli, compie una serie di passi importanti, ripercorsi dal vicesindaco di quegli anni, Andrea Landi: «La nostra idea era di recuperarlo e trasformarlo nel teatro di riferimento per tutta l'Alta Valdera. Facemmo una serie di riunioni a livello provinciale, con l'intenzione di accedere ai finanziamenti europei. Trattandosi di soldi pubblici, dovevamo avere l'immobile in comodato per almeno vent'anni, in modo tale da giustificare un investimento del genere su una struttura privata». E qui spuntano gli ostacoli. «Il parroco di allora era don Sergio Occhipinti, il quale inizialmente era un po' titubante». Ma il referente del Comune era lo stesso Landi, ex democristiano e da sempre vicino all'area cattolica, nonché membro del consiglio pastorale. Una garanzia per il parroco, che dette il suo benestare all'operazione, «a patto che comunque la programmazione venisse fatta in maniera bilaterale». Tanto per evitare che su quel palco andassero in scena spettacoli poco graditi alla Chiesa. A questo punto il Comune va avanti e incarica l'architetto Tempestini di redigere il progetto: «Erano previsti la realizzazione della torre scenica, la messa a norma di tutta la struttura e tutti gli accorgimenti necessari per una garantire a tutta la zona un teatro moderno». L'ente pubblico va oltre, con il consiglio comunale che approva la bozza di convenzione che avrebbe regolato la futura gestione. A questo punto c'è il colpo di scena: «Incontrammo anche l'allora vescovo Edoardo Ricci, che si fidò. Ma la curia pose una condizione chiara: non ci avrebbero dato il teatro in comodato, ma avremmo dovuto comprarlo, seppur a un prezzo di favore». Il progetto va in frantumi: «È un mio cruccio. Ma era l'anno dell'entrata in vigore del patto di stabilità: l'indirizzo era di vendere gli immobili pubblici, figuriamoci se potevamo pensare di acquistarlo. E poi non avevamo le risorse». Fine della storia. Anzi no: del primo capitolo. Passa un po' di tempo e poi entra in ballo la Pubblica Assistenza, interessata all'immobile. Nel frattempo il Comune approva il nuovo regolamento urbanistico e tiene conto dei propositi dell'associazione di volontariato. Nella scheda relativa al recupero dell'ex cinema, vengono previste varie destinazioni: servizi ricreativi, sanitari, culturali e museali, uffici ad uso pubblico e residenza (limitatamente al primo piano). Un vero e proprio assist per la Pubblica Assistenza, che però, almeno per il momento deve abbandonare il progetto. A spiegare la situazione è la presidente Tiziana Volterrani: «Attualmente utilizziamo parte dell'ex cinema come garage per i nostri mezzi. Nel frattempo abbiamo presentato un progetto per il completo recupero dell'immobile, che potrebbe ospitare ambulatori, la nostra sede e anche una residenza sociale, con la sala del teatro che resterebbe intatta». Un'idea presentata anche al vescovo Fausto Tardelli: «Pure lui era entusiasta dell'idea, quando abbiamo firmato l'accordo di comodato». Ma anche stavolta, la condizione posta dalla chiesa è stata decisiva: «Poiché dovevamo fare un investimento di 700mila euro, volevamo comprare l'immobile: non avrebbe senso fare uno sforzo del genere per un immobile che è di proprietà di altri». Ma nel frattempo la curia ha cambiato opinione: la Pubblica Assistenza in sostanza può portare avanti il progetto, ma il teatro non è in vendita. Così, per venerdì 28 settembre (ore 21.30), Tiziana Volterrani ha convocato un'assemblea nella sede dell'associazione, per fare il punto della situazione e per studiare insieme ai volontari una soluzione: «Se troviamo un'alternativa, facciamo altrove la nostra sede». Intanto c'è chi cerca di capire da dove è arrivato l'alt all'operazione. Il parroco don Giuseppe Volpi, che ha preso il posto di don Sergio, preferisce glissare sull'argomento, mentre dal Sostentamento del clero dicono di non saperne nulla della questione. Le delucidazioni arrivano da don Idilio Lazzeri, vicario generale della diocesi di San Miniato: «Il parroco non c'entra nulla. Lui si è confrontato con noi, c'è stato un incontro, nel quale si è deciso che sarebbe stato meglio non privarsi di questo immobile: non si tratta di una disattenzione verso le richieste del paese, ma un'attenzione verso il futuro». Progetti concreti in cantiere non ce ne sono e c'è chi si chiede quali sono gli usi futuri che può farne la Chiesa. Il quesito per il momento è senza risposta. E il sipario resta abbassato.