Intervista al nuovo direttore ligure per i Beni culturali con un obiettivo primario: il recupero dellentroterra Malara: "Per la Costituzione la lotta agli abusi tocca alle regioni" Dalle altre nazioni lesempio da seguire puntando anche ai finanziamenti europei Nuovi ufficia a San Giuliano e limpegno di rilancio per i palazzi Reale e Spinola -------------------------------------------------------------------------------- «Il piano paesaggistico della Liguria è ormai desueto e va riscritto, da Soprintendenza e Regione insieme: ma la Costituzione parla chiaro, la prima responsabile di eventuali aggressioni al paesaggio è listituzione Regione»: Pasquale Bruno Malara è il nuovo direttore regionale per i Beni culturali, il numero uno del Ministero in Liguria, e comincia dalla partita più difficile: la salvaguardia del paesaggio. Succeduto a Liliana Pittarello (ora direttore in Piemonte), si è insediato nel suo ufficio di via Balbi da meno di un mese e ha imposto subito il suo stile, cordiale e diretto. Non smette di ricordare ai suoi collaboratori «la componente etica del nostro lavoro» e punta a salvare una «Liguria diversa». Sessantanni, romano, architetto, trentasette anni di carriera alle spalle, ha attraversato tutti i ranghi del Ministero dei Beni culturali: funzionario da Bologna a Verona, fino a Genova, dove è rimasto quasi dieci anni, dall81 al '91, arrivando a ricoprire lincarico di soprintendente per i Beni architettonici della Liguria. Poi direttore regionale dei Beni culturali in Veneto e, adesso, in Liguria. Ha due figli, e la sua massima ha conquistato già gli uffici: «né personalismi, né personaggismi - dice - siamo tutti ingranaggi di un sistema per conservare e tramandare e rendere accessibile a tutti il nostro immenso patrimonio culturale». Sulla sua scrivania cè una pila di "cartoncini di cortesia", li sta inviando ai vertici delle istituzioni civili, militari, religiose della Liguria, perché, spiega, «questo lavoro si fa bene solo tutti insieme». Direttore, per chi suona lallarme paesaggio? «Intanto sono cinquantanni che suona, quel tamburo. E, prima di tutto, bisogna dire che qualsiasi normativa, qualsiasi pianificazione se non è sostenuta da una coscienza generale avrà sempre maglie troppo larghe, agevoli per le manovre di chi vuole speculare. Gli abusi, e non solo sulla costa, vanno fronteggiati prima di tutto dallistituzione competente, la Regione. È pur vero che il piano paesaggistico regionale, che nel 1956 fu pioniere in Italia, oggi è uno strumento da aggiornare». Tutto da rifare? «Va riscritto, da Regione e Sovrintendenza insieme: per realizzare davvero un piano di sostenibilità del paesaggio, a partire da un programma corretto sulla fascia costiera, tenendo ovviamente conto dellurbanizzazione. Il nostro è un lavoro per la collettività nel tempo, i beni culturali sono un bene permanente: dobbiamo lavorare con questo punto fermo» Che ne pensa delle battaglie post-ecologiste di Beppe Grillo? «Le battaglie sono sacrosante, le perplessità cominciano quando i messaggi sono affidati a chi spara: catalizzare una protesta può portare a forme disteria. Assomiglia un po a Sgarbi: le battaglie sono buone, i metodi forse meno» Cosè la "Liguria diversa" che dice di voler recuperare? «E la Liguria dellentroterra, che è rimasta in secondo piano: questa è la regione con maggiore superficie forestale in Italia, va protetta. Qui cè un patrimonio paesaggistico inestimabile. Così come non dobbiamo trascurare le testimonianze-fortificazioni della prima guerra mondiale, gli insediamenti contadini, le strade su cui è passata la storia» Come farà? «Dobbiamo imparare da francesi, austriaci, sloveni, svizzeri: puntare a finanziamenti europei, stilare progetti di collaborazione internazionale. E poi, ovviamente, le coste, gli insediamenti urbani, e Genova con i suoi progetti infrastrutturali, i suoi rapporti oggi con il resto dellEuropa, che la rendono interessante non solo per il patrimonio culturale del passato, ma anche per le occasioni che qui si stanno creando per larchitettura contemporanea». Da dove comincia, direttore? «Esattamente da dove ha lasciato Pittarello. Stiamo stipulando il contratto di assegnazione dei lavori per labbazia di San Giuliano, per dotare i nostri uffici di nuovi spazi moderni. Poi, i lavori di ampliamento e riorganizzazione dentro Palazzo Reale. La nostra funzione è regionale: bisogna lavorare dunque a stringere partnership su tutto il territorio, con i Comuni, con le associazioni. Ovviamente partirò dal sindaco di Genova Vincenzi e dal presidente della Regione. E poi vanno rilanciate due splendide dimore-museo storiche, Palazzo Reale e Palazzo Spinola, dovrebbero essere visitate ed apprezzate di più» Come stanno le casse della direzione regionale? «Dobbiamo imparare da tante esperienze in Italia, creare sinergie col territorio, enti locali, fondazioni bancarie, per finanziare progetti specifici, utilizzando normalmente strumenti come apq, protocolli dintesa, interreg». Un bel salto, per lei: dal Veneto, con i 25 milioni di turisti allanno di Venezia, alla Liguria. «Venezia è celebre e molto frequentata dai turisti, ma non ha il peso economico e culturale di Genova, così come non ha quello di Torino. Sono universi completamente diversi».