«Respingo ogni accusa. I miei uffici non hanno mai reso nota alcuna valutazione di incidenza o di altro tipo sul Domitia Village di Lago Patria perché mai hanno ricevuto dal Comune di Castelvolturno, dal ministero o da altri, alcun progetto specifico da esaminare. Senza documenti, non eravamo e non siamo in grado di pronunciarci su nulla». E con i documenti tra le mani, invece? «Se ci spediscono le carte, mi impegno a far sapere subito se su quel mega-parco ci sia bisogno o no della valutazione di incidenza». Luigi Nocera, assessore all'Ecologia della Regione, ha richiamato in ufficio i suoi dirigenti nonostante il giorno festivo. Le critiche del direttore generale Aldo Cosentino, collaboratore strettissimo del ministro Pecoraro Scanio, bruciano come una ferita aperta. E si è trattato di spulciare fra i carteggi in archivio per ricostruire date, dinamiche e dettagli: «Regione inadempiente? Balle - racconta l'assessore - non avremmo mai potuto fornire risposta perché ci mancava e ci manca la documentazione. Ciò risulta dalle ricerche. E su questa base rispondo. La verità è che mi trovo a Roma perchè soltanto stamattina (ieri, ndr), nell'ambito della conferenza Stato-Regioni, abbiamo potuto esprimere parere favorevole al decreto che definisce obblighi e regole per le aree Sic, quelle di interesse comunitario, e per le aree Zps, quelle di protezione speciale. Finora, in materia tutti ci siamo mossi senza adeguati punti di riferimento normativi». Centomila metri quadri, a due passi dalla riva del lago Patria. Albergo, piscina, 170 residence, strade e piazze come in un paese che nasce ex novo. A due passi dalla riserva naturale, dall'area archeologica, dalla statale Domitiana. Cantiere sequestrato dai magistrati e poi in gran parte liberato dai sigilli. Tutto legale. Eppure fa scandalo. E le polemiche non si placano. Il ministero dell'ambiente critica la Regione: «Sono mesi - assicura - che chiediamo lumi su quel cantiere, ma non ci viene fornita alcuna risposta». La Regione ribatte: «Non possiamo rispondere su un tema di cui nessuno ci ha fornito la documentazione». E gli uffici aggiungono: «Sia chiaro che non abbiamo alcun obbligo di fornire valutazioni. In assessorato non se ne sa nulla e nulla si sa anche su chi e quando abbia denunciato eventuali illegalità consumate in quel cantiere a lago Patria. L'unico atto custodito nei nostri uffici è una lettera del ministero dell'ambiente del giugno scorso in cui ci si chiede collaborazione. La verità? Nessuno ci ha mai chiesto di effettuare valutazione di incidenza o di impatto ambientale o di area strategica». Insomma, forse qualche lettera è da cercare un po' meglio. Ma la tesi, chiarissima, è che l'opportunità di effettuare una valutazione del genere può nascere solo se e quando un comune o il ministero o un privato, su presentazione di un progetto, lo richieda. Senza richiesta, niente valutazione. Tutto giusto. Ma la morale che ne scaturisce è che in questi anni, nonostante le denunce a suo tempo rese pubbliche dall'associazione ornitologi dell'Italia meridionale, dal comitato pro-legalità dei cittadini di Castelvolturno e da altri soggetti smpre più preoccupati da quella cascata di cemento che prendeva forma sulle rive di lago Patria, nessun ente - dal Comune a salire in alto -- ha mai ritenuto che fosse opportuno soffermarsi su quel progetto. Che nel frattempo cresceva e cresceva, fino a diventare monumento al cemento. Ha detto il ministro Pecoraro Scanio: «Voglio sapere chi ha autorizzato lo scempio». Ha detto il sindaco di Castelvolturno: «Se fosse dipeso da me, non avrei mai autorizzato quel cantiere». Dice l'assessore regionale Luigi Nocera: «Datemi il progetto, vi dirò presto se c'è bisogno o meno delle nostre valutazioni tecniche». Insomma, sono impegni a capire. E capire è sempre un bene. C'è chi commenta: «Beh, meglio tardi che mai. Sempre che non sia troppo tardi. E sempre che capire legittimi a impedire».