E un gran numero di forza lavoro a fare buon uso delle finanze occorrenti, da rastrellare tra pubblico e (poco) privato. Tuttavia si vide presto che la strada era in salita, tra proprietà eccessivamente frazionate, prescrizioni ritenute troppo rigide e perciò largamente inattuabili, finanziamenti non allaltezza di una pianificazione che si proponeva «la riqualificazione fisica, il ripopolamento e la rifunzionalizzazione» di un organismo urbano debilitato da un lungo decadimento fisico e demografico, il tanto atteso recupero tuttora non ha sottratto il centro storico alla sua condizione di «relitto di una realtà sussistente in un dato periodo del passato», come recita seppur elogiando la relazione generale del Ppe. Beninteso ciò non significa che si sia fatto poco o niente, contandosi a decine nei quattro mandamenti gli edifici restaurati tra pubblico e privato e le famiglie e le attività insediate. Eppure il principio tra voluto e casuale della "macchia di leopardo" nella dislocazione e tipologia degli interventi pubblici - qui il museo, là lalloggio popolare, qui il giardino, laggiù lUfficio - ha rallentato la formazione dei «comparti omogenei» comprensivi di soggetti diversi, in termini funzionali e di servizio, in grado di fungere da modello, certamente perfettibile, e volano per i successivi. Fattori frenanti il processo di recupero sono ancora i farraginosi iter tecnico-burocratici, che invecchiano i progetti prima di mandarli in cantiere, i cantieri aperti e stoppati senza ragione apparente, i lavori completati e inaugurati che dincanto scompaiono dal panorama delle offerte culturali, ed è il caso del museo dellOratorio dei Bianchi, o i progetti vagheggiati e molto sollecitati causa rischio perdita del materiale documentario, finiti nel nulla senza un perché, ed è il caso del Museo della città al complesso dello Spasimo. Contando pure gare dappalto andate deserte, adeguamenti di legge che mandano in tilt i cantieri, ritardi nellacquisizione di beni privati o demaniali, incertezze nellutilizzo di aree archeologiche rinvenute, errori o imprevisti progettuali, il quadro si fa più completo. E tuttavia un certo numero di edifici residenziali restaurati e abitati, o la movida che anima anche troppo le notti di molti vicoli, non conduce agli obiettivi in premessa se difettano infrastrutture e servizi, parcheggi per le auto private ma pure più efficienti trasporti pubblici, pub e ristoranti ma pure biblioteche e librerie, negozi e boutiques ma pure scuole e presìdi sanitari, piazze per far spettacolo ma pure giardini e zone pedonali, ovvero quellintreccio di pianificazione pubblica e iniziativa privata in grado di "attualizzare" e conferire "effetto città" al più carente dei puzzle urbani. Se è il privato a marciare più spedito, il recupero del centro storico rischia di consegnarsi solo al borsino del mercato immobiliare, piuttosto che a una pianificazione calibrata sulla antinomia conservazione (dellimpianto) e innovazione (dei servizi).