ROMA Anche un pezzo di storia della Resistenza nella lunga lista dei beni immobiliari che il Demanio si appresta a valorizzare. Tra le caserme in disuso e le altre strutture che l'Agenzia ha "ereditato" dal ministero della Difesa, c'è infatti il Forte Bravetta di Roma, il luogo dove tra l'8 settembre 1943 e il 4 giugno 1944 i nazifascisti eseguirono 74 fucilazioni. E dove, a guerra conclusa, vennero giustiziati il questore di Roma, Pietro Caruso, e Pietro Koch, il capo dell'omonima banda di aguzzini fascisti. Tra i fucilati di Forte Bravetta anche Don Morosini, il prete partigiano giustiziato il 3 aprile del '44 e interpretato da Aldo Fabrizi in "Roma città aperta", capolavoro di Roberto Rossellini. Il regista in realtà non girò al Forte la scena finale del film, quella della fucilazione del sacerdote, perché mancavano le autorizzazioni. Ma, certo, l'immagine di Aldo Fabrizi in abito talare, seduto sulla sedia davanti al plotone d'esecuzione nazifascista, resta simbolo indelebile del luogo dove le fucilazioni proseguirono fino a poche ore prima della liberazione di Roma (è del 3 giugno l'esecuzione di sei partigiani, i "martiri della vigilia"). Anche se il ruolo di garanzia del Comune di Roma sulla destinazione finale è nero su bianco nelle norme per la valorizzazione degli asset del Demanio, per il Forte Bravetta resta alto il livello di guardia da parte di chi ha a cuore la memoria storica del Paese e teme la cancellazione di un simbolo. La Finanziaria 2007 ha stabilito che il Demanio dovrà rendere redditizi i beni immobiliari attraverso «concessioni di valorizzazione della durata di 50 anni». In pratica, dopo che i Comuni avranno stabilito la nuova destinazione d'uso, il Demanio lancerà bandi di gara per i privati e, così, in molte città italiane dove adesso ci sono ex stabilimenti militari potranno sorgere nuovi centri commerciali, teatri, musei, hotel o, magari, ospedali o scuole. «Il Comune di Roma - ha spesso sottolineato l'assessore capitolino all'Urbanistica, Roberto Morassut - pensa di valorizzare Forte Bravetta fino a farlo diventare un parco della memoria».