Se è vero che l'economia in genere ristagna, non altrettanto si può dire dell'economia culturale la quale, viceversa, sta decollando verso quote stellari. Lo confermano i risultati di un'indagine Censis-Ance illustrati ieri a Positeno (V convegno nazionali dei giovani imprenditori edili, «Un futuro per il nostro passato, beni culturali e industria delle costruzioni»). La domanda culturale è cresciuta negli ultimi cinque anni in media del 20 , con impennate verso l'alto come il numero dei visitatori della Galleria Borghese a Roma, aumentati del 198 , o i biglietti venduti al Museo Archeologico di Napoli, maggiorati dèi 31 per cento. Soprattutto, una significativa parte degli intervistati (dal 6 al 15 per cento), dichiara «un rapporto di continuità con queste tipologie di beni». Ma la ricerca va oltre e dimostra che l'interesse degli italiani tiene insieme le preoccupazioni per il mercato del lavoro e quelle per lo stato complessivo del patrimonio archeologico-storico-artistico. Ad esempio, l'85,5 delle risposte dice apertamente che va considerato una ricchezza nazionale anche il patrimonio storico minore, che troppo spesso è dimenticato non solo dai flussi di finanziamento pubblico ma anche dalle polemiche mediatiche. Non ci si spaventa di fronte all'ipotesi di fare intervenire anche i privati, nella valorizzazione di questo patrimonio. Resta forte, comunque, l'idea che i beni culturali vadano protetti da vincoli solidi (ma non inutilmente formali) e vadano destinati a usi propri il 59,5 nega ad esempio la possibilità di cambiare destinazione d'uso agli edifici privati di valore storico. Molti sono attratti dall'idea di abitare in un appartamento blasonato, pochissimi sono disposti a vendere i beni pubblici mal conservati oppure non valorizzati (14,9). Il Censis ha messo insieme anche le cifre sui potenziali ricaschi. Il turismo culturale rappresenta il 26 dell'industria turistica nazionale, ma il moltiplicatore del suo valore aggiunto è di 2,1 rispetto all'1,8 del turismo balneare. Ogni 100 posti di lavoro nel turismo ne creano 60 nell'indotto. Venendo agli interessi che potrebbero muovere i costruttori, è stato sottolineato come un intervento sul 2 dell'edilizia abitativa storica non utilizzata comporti un investimento per restauro di 2,16 miliari di euro. Un dibattito piuttosto vivace, non privo di spunti coloristici (la prima norma di tutela del patrimonio archeologico, 1755, puniva con 5 anni di carcere gli «ignobili» e soltanto con 2 i «nobili» ladri di marmi romani o greci, ha raccontato l'avvocato Maria Grazia Lanero) e di ironia un po' retro («Abbiamo bisogno di un proprietario per i beni culturali, perché lo stato non se ne cura», ha detto l'economista Massimo Lo Cicero) il quale ha replicato alle proposte avanzate dall'Ance, che si possono definire un mix di interventi economici e legislativi II decalogo è quindi composito, Si va dal suggerimento di riqualificare il contesto edilizio, oltre al singolo immobile, alla proposta di riscoprire i giacimenti culturali nascosti del mezzogiorno. Si propone di modificare il vincolo, di graduarlo e differenziarlo per gli immobili già tutelati, o di concedere alcuni beni pubblici ai privati per consentirne il restauro, la valorizzazione e l'utilizzo, a tempo determinato. Molto concretamente, si parla di recuperare l'imposta sui costi di recupero dei beni archeologici e di riordinare la disciplina fiscale, prevedendo una detrazione del 50 delle spese sostenute negli interventi di recupero. Oggi si parlerà delle politiche per la valorizzazione del patrimonio culturale.
Cultura, l'economia che tira
Un'indagine Censis-Ance ha rilevato un aumento significativo dell'interesse culturale in Italia negli ultimi cinque anni, con un aumento del 20% della domanda culturale. I visitatori dei musei e delle gallerie sono aumentati del 198% e del 31% rispettivamente. Una parte significativa degli intervistati (6-15%) dichiara un rapporto di continuità con le tipologie di beni culturali. L'indagine ha anche rilevato che l'interesse degli italiani tiene insieme le preoccupazioni per il mercato del lavoro e quelle per lo stato complessivo del patrimonio archeologico-storico-artistico.
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