Quattromila pratiche ogni anno, una cinquantina di stop ai cantieri: è l'attività della Soprintendenza nel Lecchese. Dalla lottizzazione di Biosio alle ville a Gittana e Bologna: molti i punti sensibili sotto controllo per ordine di Rutelli Al palo, per il momento, sotto il tiro della Regione e della Soprintendenza che l'ha bocciato senza appello: il porto alle Caviate, preso di mira come un'aggressione senza precedenti alle nostre sponde, non è però l'unica temuta colata di cemento in fregio a una città che ha già perso molto terreno in termini ambientali. La Soprintendenza, come ultimo baluardo di difesa, ha il suo bel daffare in una provincia di novanta Comuni a contenere o a rimediare grossi danni. Basti pensare che nel 2007 sono già più di una trentina i procedimenti e le autorizzazioni sospesi o bloccati nel tentativo di rintuzzare i più sguaiati progetti di cementificazione, mentre i Comuni, nella migliore delle ipotesi, stanno a guardare. Un'attività frenetica che si traduce in più di quattromila pratiche all'anno e che si concretizza in cinquanta o sessanta stop ai cantieri pronti a mangiarsi l'ultimo tappeto verde del paese e a deturpare per sempre angoli di paesaggio, veri prodigi della natura, con condominioni in puro stile Sesto San Giovanni o sterminate villette che schierano ingorde più appartamenti possibile vista lago. Un lago tenuto sott'occhio dai Beni ambientali come un malato da controllare di continuo perché l'infezione è sempre pronta a esplodere proprio là dove meno sarebbe ragionevole aspettarsela. Come la lottizzazione residenziale in quel di Biosio, superba località sopra Bellano, avvilita a colpi di una cementificazione di 6.400 metri quadrati per una volumetria di 7.600 metri cubi. Questo infatti è lo spazio che si sono divorate le villotte in costruzione alle quali la Soprintendenza ha intimato l'alt nel marzo scorso, anche se lo scempio ormai consumato visto dal lago è impressionante. È uno dei quattro progetti che la Soprintendenza tiene sotto tiro ancora più da quando, ad aprile, era intervenuto lo stesso ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, tirato per la giacchetta dal clamore della rivolta contro il porto alle Caviate: «Guai agli eco-mostri», aveva detto, citando il progetto lecchese tra i sei casi più clamorosi in Italia e invitando gli organismi territoriali del ministero a vigilare. La seconda zona sensibile è a Montecchio, a Colico. Per il momento in questa zona amena non c'è ancora niente e forse non ci sarà mai niente, una volta sventato, l'anno scorso, il tentativo di piazzarci sopra un'antenna per i cellulari che con i suoi 39 metri di altezza sarebbe stata più propriamente definita un traliccio. L'autorizzazione, annullata dalla Soprintendenza, sembra non sia stata più presentata. Ma se aggiungere bello al bello si può, perché non è che un paesaggio incantevole debba restare intoccato dalle opere umane (a Capri, per esempio, la villa appartenuta a Curzio Malaparte è lì a dimostrarlo), è anche vero purtroppo che è molto più facile intaccarlo, il bello, con il brutto oggettivo e accertabile. Nel nostro piccolo è quello che hanno fatto a Perledo, nelle località di Bolgogna e Gittana, i piani di lottizzazione: la Soprintendenza ha annullato nel luglio dell'anno scorso le autorizzazioni e le concessioni per cinque villette che secondo l'ente di tutela dei beni ambientali sferrano un grave attentato al paesaggio. Un progetto sbagliato nel posto sbagliato. Come pure il presunto sentiero agro silvo pastorale, che la Soprintendenza definisce piuttosto una strada. Lungo 350 metri, largo tre metri, sarebbe un'altra ferita insanabile a Vendrogno. La montagna ha già sofferto abbastanza. Ma bloccare l'avanzata del cemento è un'impresa che richiede la collaborazione di più soggetti, dai comuni che devono far rispettare i regolamenti, alla Regione che deve stabilire norme forti di tutela, ai progettisti, alle imprese. Al momento l'unica sentinella è la Soprintendenza che non ha però potere di vita o di morte sui progetti.
(Lecco) Il lago di cemento: quattro progetti sotto tiro
La Soprintendenza per i Beni Ambientali del Lecchese ha bloccato più di cinquanta progetti di cementificazione in provincia, tra cui la lottizzazione di Biosio e la costruzione di villette a Gittana e Bologna. Il porto alle Caviate è stato anche fermato, dopo un'aggressione senza precedenti alle sponde del lago. La Soprintendenza ha più di quattromila pratiche all'anno e si occupa di contenere i danni ambientali in una provincia di novanta Comuni. I progetti bloccati sono stati fermati grazie all'intervento del ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, che ha invitato gli organismi territoriali a vigilare.
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