«Le soprintendenze hanno messo le lenti del presbite. Hanno gettato la spugna». Marco Dezzi Bardeschi, titolare del laboratorio di restauro al Politecnico, lancia un appello per salvare la Stecca degli Artigiani. È architettura industriale? «È un segno forte della grande Milano industriale, che abbiamo il dovere di conservare. La Tecnomasio, officina ottica meccanica di precisione, ha cominciato lì nel 1863. E lì c'erano un saponificio e una fabbrica di pettini». La Stecca cos'era? «Il baricentro di questo tessuto produttivo che andava da via Confalonieri a Gioia». C'era anche il verde? «Eccome, dove è ora. Oltre al bosco di Gioia, abbattuto in una notte, sradicato, alla lettera. Ma bisogna saper vedere». Invece? «Il 3 febbraio 2005 la soprintendenza sentenzia: "La Stecca non presenta più quei caratteri progettuali originali che potrebbero affermarne l'interesse storico artistico". Ciechi. La Stecca è la punta di un iceberg che racconta la filigrana della storia stessa di Milano. Questo è patrimonio vissuto». Ha ragione Sgarbi? «Lui ha tentato in mille modi di stoppare questa stupidità irreversibile». Da fiorentino «doc», dove nasce tanta passione per Milano? «Questa è una città bellissima, unica, da scoprire. Ma, prima, bisogna saper vedere». P.D'A.