Si tratta pur sempre di antiche cattedrali da salvare, anche se di genere "industriale": fabbriche ottocentesche dalle volte in mattoni o imponenti centrali elettriche dei primi del '900. E in Italia inizia a prendere piede un volontariato orientato alla salvaguardia dell'archeologia industriale. Da una parte svolge la sua attività Aipai, Associazione italiana del patrimonio archeologico industriale, ente formato da studiosi, professori universitari e tecnici, con un obiettivo accademico e scientifico. Dall'altra, localmente, nascono associazioni di cittadini che hanno a cuore la valorizzazione del patrimonio del proprio territorio. «Nel nostro comune, Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, sorge il villaggio industriale di Crespi d'Adda, protetto dall'Unesco racconta Nicola Lecchi, presidente dell'associazione di volontariato Nema, nata per valorizzare il complesso storico . Il villaggio venne fondato nel 1878 da Cristoforo Benigno Crespi, per la produzione di filati e tessuti pregiati, costruito secondo criteri filantropici propri di quel periodo. La fabbrica ha continuato a produrre fino al 2003». «Dal 2001 aggiunge Lecchi organizziamo visite guidate al villaggio, specie per gli studenti. E ci stiamo adoperando perché la grande fabbrica, proprietà di una multinazionale del tessile, venga adibita a un uso che ne salvaguardi la storia. Oggi abbiamo allargato la nostra area di intervento alla salvaguardia ambientale. Abbiamo anche coinvolto l'amministrazione locale nell'apertura di un sito archeologico; nel V secolo a.c., infatti, qui viveva una comunità di celti golasecchiani».