POSITANO - Quarantamila tra ville e palazzi nobiliari, tremila giardini storici, 20mila castelli, 1.500 conventi, 22 centri di interesse storico-architettonico di cui 7.800 in cittadelle murate o di antica fondazione e 15mila in nuclei abitati minori come borghi, villaggi, insediamenti religiosi e militari. Il 30 di questi beni risale all'epoca romana, il 50 è di origine medievale, il 20 di epoca rinascimentale o successiva. Il 62 dì questi siti è localizzato al Nord. È la «straordinaria concentrazione di valori artistici, storici e paesaggistici» monitorata dal Censis e oggetto di una proposta di valorizzazione presentata ieri dall'Ance e dall'associazione dei giovani costruttori, riunita a Positano. Una proposta che punta ad alleggerire e «graduare» i vincoli attuali su questi beni che scattano automaticamente a 50 anni dalla costruzione, per valorizzare ed eventualmente privatizzare, ma anche è la tesi Ance condivisa dal direttore generale del Censis, Giuseppe Roma per meglio tutelare un patrimonio spesso abbandonato a se stesso. Il convegno giunge mentre è all'esame del Senato l'articolo 27 del decreto legge omnibus, voluto dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, proprio per consentire un rapido declassamento di beni, a volte solo formalmente di interesse storico-artistico. In questo modo, eliminando i vincoli, si potrà tornare a intervenire con maggiore agilità e si potrà, dove questi immobili appartengano al patrimonio pubblico disponibile, anche metterli in vendita. Ieri è stato reso pubblico un emendamento all'articolo 27, presentato dal relatore al decreto legge omnibus, Ivo Taralli (Udc). La proposta di modifica consiste nell'introduzione del silenzio-assenso rispetto alla verifica di declassamento dei beni e di eliminazione del vincolo. In sostanza, se le Sovrintendenze o gli altri titolari della salvaguardia dei beni, non avranno espresso un parere negativo entro trenta giorni, il vincolo si dovrà intendere eliminato. Una proposta che ha immediatamente scatenato la reazione del verde Sauro Turroni, che prevede «nefaste conseguenze che potrebbero derivare se, come temo, le sovrintendenze, che come noto sono a ranghi ridotti, verranno sommerse da migliaia di richieste di valutazione con un solo mese di tempo per rispondere». Il presidente dei giovani costruttori dell'Ance, Marco Di Paola, ha sottolineato come «investire nei beni culturali può essere un'occasione di rilancio economico». Secondo uno studio del Censis, intervenendo sul 2 delle unità abitative rurali, con un investimento stimabile in 437 milioni , si attiverebbero 21mila posti letto in strutture agrituristiche, ricavi della gestione per 145 milioni e un indotto da 305 milioni e 5mila unità di lavoro; con un intervento del 2 sullo stock complessivo di borghi e nuclei storici, con investimento di 480 milioni si otterrebbero 6.100 posti letto in strutture alberghiere di ricezione diffusa, con 85 milioni di ricavi annui e 178 milioni di indotto.