«La Regione è fortemente impegnata per lo sviluppo delle attività della Scuola di restauro del libro che ha sede a Spoleto, nella consapevolezza che rappresenta un punto di formazione di eccellenza nella regione. L'ipotesi cui stiamo lavorando è quella di trasformarla in biennio specialistico collegato ad un triennio universitario sulla conservazione dei beni culturali, qualificando così questa grande esperienza formativa e superando i problemi legati alla modifica normativa conseguente al codice Urbani (ex ministro dei beni culturali, ndr), che hanno causato la perdita del valore legale del titolo»: l'assessore regionale alla formazione Maria Prodi, ha risposto così all'interrogazione del consigliere regionale Giancarlo Cintioli (Ds-l'Ulivo) che chiedeva di conoscere gli intendimenti della giunta per «garantire la prosecuzione delle attività della Fondazione per la conservazione e il restauro dei beni librari di Spoleto». Nell'interrogazione, Cintioli ricordava che la Scuola «è attiva dal 1992, grazie ad una convenzione tra Regione e ministero dei Beni culturali e ambientali; successivamente si è costituita una Fondazione, con sede nella Rocca Albornoziana, che gestisce le attività. Alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani e stranieri -ha sottolineato Cintoli- hanno insegnato e collaborato alle attività della Scuola che, negli anni ha attivato accordi tecnico-scientifici con istituzioni europee e extraeuropee di grande rilievo». L'interrogante si è dichiarato «soddisfatto per la soluzione ipotizzata» e nell'augurarsi un positivo esito ha ricordato che l'ipotesi del biennio universitario era una delle quattro prospettate dalla Fondazione e proposte, oltre alla Regione, alle Province di Perugia e Terni, al Comune di Spoleto e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto».