La rubrica "Lo dico a La Sicilia" ha accolto un dibattito agostano a più voci, avviato da Daniele Malfitana martedì 14, sull'irrisolto tema dei musei cittadini. Risale, infatti, al 1969 la chiusura al pubblico del Museo Civico di Castello Ursino e l'interruzione, ad oggi sine die, della gloriosa tradizione museale catanese risalente a metà Settecento con i musei Benedettino e Biscari, le cui collezioni, in tutto o in parte, sono pervenute al Comune rispettivamente con la spoliazione dell'asse chiesastico del 1866-'67 e con lasciti e acquisizioni operati tra il 1927 e il 1930; mentre risalgono al 1991 le previsioni normative in materia di musei regionali a Catania, ad oggi unica città capoluogo che ne è sprovvista e cui è in parte finalizzata la recente acquisizione dell'ex Quartiere militare borbonico (poi Manifattura tabacchi) da parte dell'Assessorato regionale dei Beni culturali e ambientali e della pubblica Istruzione. Il primo museo ad essere aperto al pubblico è stato nel 1734 il Capitolino, fondato nel 1471, mentre le collezioni dei Borbone Francia del Louvre sarebbero state aperte al pubblico solo a seguito di un editto giacobino del 1793. Il Museo Benedettino catanese segue, quindi, dopo soli circa tre lustri il prestigioso esempio romano, mentre il Biscari è nel 1757 il primo museo privato aperto "per utilità pubblica, decoro della patria [il Regno di Sicilia] e agio degli studiosi", come recita in latino la medaglia celebrativa all'uopo coniata nel 1758. A Catania nel 1874 fu, dunque, istituito, nelle cinque sale già del Museo Benedettino, il Museo Comunale, in cui confluì la collezione pervenuta al Comune nel 1826 per lascito testamentario di Giovan Battista Finocchiaro, Presidente emerito della Corte Suprema di Giustizia del Regno di Sicilia. È appena il caso di ricordare - senza alcun campanilismo pro Catania essendo io palermitano - che Palermo avrebbe avuto un museo solo nell'ultimo quarto dell'Ottocento con il trasferimento delle collezioni spoliate al Museo Benedettino di San Martino delle Scale in comune di Monreale; sicché Catania è stata per oltre un secolo, a iniziativa di collezionisti catanesi religiosi e laici, capitale museale dell'Isola, culturalmente aggiornata, quando non anticipatrice dei modelli europei dei secoli XVIII e XIX. Il trasferimento al Castello Ursino, che soffriva e soffre dell'assenza di adeguati depositi, ha comportato l'esposizione pressoché integrale di tutte le collezioni civiche, secondo l'ordinamento predisposto da Guido Libertini e inaugurato nel 1934 dal re Vittorio Emanuele III. Seguì una cospicua serie di donazioni tra il 1938 e il 1967 di collezioni quasi interamente relative ad autori catanesi dell'Ottocento, tutte subordinate alla loro esposizione e di cui, come ha anche ricordato Malfitana, riferiscono recenti pubblicazioni di studiosi catanesi. Il Castello non era, e per la perdurante assenza di adeguati depositi non è, in grado di offrire garanzie di sicurezza alle migliaia di pezzi delle collezioni civiche e, conseguentemente, al pubblico in visita, ed è stato l'affastellamento espositivo a determinare la chiusura della sezione storico artistica dei piani superiori nel 1969 e la dismissione dell'ordinamento Libertini nel 1987, con la conseguente sottrazione a varie generazioni di cittadini, studenti e studiosi catanesi di ogni contatto con la storia dell'arte; sino a quando nel 2001 è stato inaugurato il Museo Diocesano che, però, offre un percorso espositivo d'arte sacra e di fede più che storico critico. Per questi motivi, in occasione dell'inaugurazione del trascorso anno accademico della Facoltà di Lettere, il 29 gennaio 2007 (v. La Sicilia 31 gennaio) ho proposto di dislocare il Museo Civico in più plessi, riportando le collezioni benedettine e biscariane nelle rispettive sedi storiche: il Monastero Benedettino, ora Università degli Studi, e Palazzo Biscari, il cui piano terra su piazza Duca di Genova, primigenia sede museale, era allora libero ed è ora destinato ad accogliere un Museo del Costume a meritoria iniziativa della stilista catanese Marella Ferrera. Il dato non è mutato: Castello Ursino non è in grado di accogliere tutte le collezioni civiche museali e non è possibile esporne una selezione su base scientifica in assenza di adeguati depositi. È però costituito dal 16 luglio un cospicuo demanio culturale indisponibile comunale, composto in parte dagli ex monasteri benedettini di S. Agata e S. Giuliano, questo in via Crociferi, asse portante della dichiarazione con cui l'UNESCO ha inserito il tardo barocco catanese nella lista del patrimonio culturale dell'umanità e perciò di massima presenza turistica, da quelli di S. Chiara e S. Domenico e dall'edificio già dei Dazi di Consumo, in fronte a quello demaniale statale dell'ex Dogana portuale - ora destinato ad accogliere un centro polifunzionale anche a servizio del traffico turistico, primo esempio siciliano di collaborazione tra pubblico e privato per la valorizzazione di un bene culturale diversamente in abbandono - ai quali tutti dovranno estendersi, ai sensi degli artt. 822 del Codice Civile e 53 di quello dei Beni Culturali e del Paesaggio, congrue e compatibili destinazioni a gestione diretta alla scadenza delle attuali. Va aggiunta la necessità, sottolineata dal decreto ministeriale del 10 maggio 2001, portante Atto di indirizzo sui criteri tecnico scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, che il Comune designi un Direttore scientifico del Museo Civico, funzione assolta in passato a titolo onorario da prestigiose figure accademiche (Libertini, Maganuco, Agnello, Rizza) e non prevista nella pianta del personale comunale, e un conseguente organico non disimpegnabile. Sciogliendo, anche solo programmaticamente, questi pregiudiziali nodi logistico organizzativi, Catania avrebbe la possibilità di ordinare il proprio Museo, secondo un percorso espositivo articolato nel tessuto storico urbano, per collezioni religiose e laiche o archeologiche e storico artistiche o per tipologie, scultura, pittura e arti minori, o per cronologia o su qualunque altra base scientifica individuabile in piena autonomia dal Comune avvalendosi, però, di studiosi catanesi, trattandosi di collezioni catanesi o raccolte da catanesi, tornate, dopo il quasi quarantennale limbo espositivo, scientificamente vergini e chiunque vorrà, da ogni parte del mondo, potrà apprezzare e studiare, ed eventualmente pubblicare, nel rinnovato ordinamento museale offerto alla fruizione permanente di un pubblico non solo di specialisti ma anche di cittadini, scolaresche e turisti. Soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Catania
SICILIA - Il dibattito sui musei cittadini, intervento del sovrintendente Campo
Il Museo Civico di Castello Ursino a Catania è stato chiuso al pubblico nel 1969 a causa dell'assenza di adeguati depositi. Le collezioni civiche sono state trasferite in altri luoghi, come il Monastero Benedettino e Palazzo Biscari. Il Museo Benedettino è stato fondato nel 1734 e il Biscari nel 1757. Il Museo Comunale è stato istituito nel 1874. La città di Catania è stata capitale museale dell'Isola per oltre un secolo. Il Castello Ursino è stato trasformato in museo nel 1934, ma non è in grado di accogliere tutte le collezioni civiche. Il Museo Diocesano è stato inaugurato nel 2001.
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