Il 1970 segnò una grande svolta per il turismo culturale di massa. E' l'anno in cui a Parigi fu bandito il concorso per il progetto architettonico per quello che poi si sarebbe chiamato Centre Pompidou (così chiamato solo in seguito, dopo la morte di Georges Pompidou, il presidente che lo aveva ideato). Fu una vera rivoluzione nel concetto di museo. L'idea era quella di costituire un grande centro culturale, in cui "imbrigliare" una parte dell'energia che aveva dato vita al movimento del Sessantotto, e contemporaneamente di risanare un quartiere degradato di Parigi. E' lo stesso anno di nascita del Boeing 747, l'aereo con cui inizia l'era del viaggio di massa a basso costo. Il viaggio passava da passatempo elitario a svago per le masse. La combinazione dei due elementi - diffusione e democratizzazione della cultura, e d'altra parte, viaggio alla portata di tutti (pur continuando a conservare il fascino di quando il viaggio era un'esperienza d'élite) - ha contribuito grandemente a rivoluzionare il concetto di museo. Innanzi tutto si ha la "scoperta" del pubblico. I mutamenti culturali hanno fatto cambiare la percezione che il pubblico ha del museo, ora visto come luogo dedicato non solo alla cultura ma anche al tempo libero. Ma è cambiato anche l'atteggiamento dei curatori nei confronti del pubblico. Nel 1976 apparve in Germania un libro che ha lasciato il segno: 'Utopia del passato. Archeologia e cultura moderna' di Nikolahus Himmelmann. Partendo dalle immagini usate nella comunicazione di massa, vi si analizza appunto la psicologia del rapporto moderno con il mondo antico. Tra l'altro si prendeva in esame il caso del cratere di Eufronio al Metropolitan Museum di New York (dopo che era stato trafugato dall'Italia); nel 1975 era esposto "come il sacro Graal": illuminato dal basso, al centro di una sala rotonda di dieci metri di diametro, in penombra; il pavimento ricoperto da spessa moquette favoriva un raccolto silenzio. Ovviamente questa messinscena, accanto al dato dell'enorme prezzo pagato, contribuiva a creare il feticcio e ad accrescere il prestigio del museo (e di chi aveva realizzato l'acquisto). Himmelmann parla di "complesso di Monna Lisa": il rinnovare l'aura delle proprie raccolte, l'addensare rapidamente attorno ad una 'nuova' opera d'arte antica quell'aura che la Gioconda ha accumulato attraverso i secoli. L'edizione italiana, nel 1981, ha una lunga introduzione di Salvatore Settis. In Italia, la massiccia affluenza di folla al primo apparire dei bronzi di Riace meravigliò innanzi tutto gli addetti ai lavori. Cominciava a venir fuori per l'arte antica un fenomeno già da tempo noto ad esempio per il Rinascimento: ci sono "amatori" della pittura di Leonardo che non conoscono una parola di italiano, e "amatori" del vaso di Eufronio incapaci di decifrare le iscrizioni in caratteri greci. In questa evoluzione si rischia che l'arte si stacchi dal contesto in cui è nata; ma c'è anche l'altro aspetto, positivo, del problema: qualcuno può essere spinto a 'cercare' ancora. Diventa particolarmente importante il modo di comunicare con il pubblico degli appassionati-non-addetti-ai-lavori. Se in passato la cultura "alta" non aveva bisogno di altra giustificazione che non fosse la sua pura e semplice esistenza, oggi deve dare prova di sé sul mercato, così come i servizi sociali, le scuole ecc. I musei a questo punto sono chiamati a dimostrare che offrono un servizio necessario a un costo ragionevole. Può essere interessante vedere alcuni fatti siciliani, opportunamente disposti lungo un filo rosso. Negli ultimi anni alcune opere d'arte sono state oggetto di trasferte internazionali anche di grande successo. Ora l'Assessorato Regionale ai Beni Culturali ha definito un elenco di ventuno opere tra le più celebri, che non lasceranno la Sicilia fino a tutto il 2008; in ogni caso non devono lasciare il territorio della Regione i beni che costituiscono il fondo principale di una organica sezione di un museo. Questo non vuol dire isolazionismo, chiusura alla collaborazione internazionale. Intanto il divieto non è assoluto, ma potrà essere ridiscusso caso per caso, per eventi di alto e indiscusso interesse. E poi: visibilità e ritorno d'immagine si stanno avendo con altre esibizioni. Citando a caso: da maggio, e fino alla fine di settembre, è visibile in Germania "Sicani, Greci e Sicelioti. Ceramiche antiche dalle necropoli della Sicilia centrale". In giugno-luglio è stata presentata in Grecia "In ima tartara. Preistoria e leggenda delle grotte etnee". Sempre in giugno-luglio a Parigi "Dialoghi con la Ceramica" ha esposto ceramiche dal V a.C. al XIX secolo. Eventi; in piazze di rilevanza internazionale. Ma anche mostre che hanno sempre riguardato contesti ben precisi; e questo per l'archeologia, per l'arte antica, è un aspetto importante. D'altra parte, i visitatori possono trovare i capolavori più noti nelle loro sedi abituali; cosa non facile quando la stessa opera partecipa a ripetute esibizioni altrove. Non dimentichiamo infine: i rischi connessi al viaggio, pur se minimi, sono sempre presenti; e vengono moltiplicati all'infinito, se a viaggiare sono sempre le stesse opere. Non dimentichiamo poi le mostre che non richiedono viaggi di opere. All'esposizione permanente di un museo dovrebbe essere normale affiancare mostre temporanee su temi diversi, in cui far ruotare cose normalmente non esposte. I magazzini non sono cimiteri di tesori nascosti, ma il cuore pulsante di un buon museo.