«Oltre un milione di abitazioni storiche (costruite prima del 1919) sono vuote perché in stato di degrado e se venissero ristrutturate il 56 di 1.500 potenziali acquirenti sarebbero disposti a pagare anche il 21 in più al mq». È quanto emerge dalla ricerca Censis-Ance, «Paesaggio e beni culturali per la valorizzazione del territorio», illustrata ieri a Positano dal d.g. del Cengia, Giuseppe Roma, che ha aperto i lavori della prima delle due giornate del V Convegno nazionale dei giovani imprenditori edili. Secondo il Censis in Italia si contano circa 22 mila insediamenti storici, 40 mila ville e palazzi nobiliari, 3 mila giardini storici, 20 mila castelli, 1.500 conventi, 81 mila case rurali storiche vuote, 15 mila in malora. Numeri che, per difetto, danno la misura dell'estensione dei cosiddetti beni culturali minori. A questi guardano come occasione per allargare l'orizzonte delle attività delle imprese edili i giovani costruttori dell'Ance presieduti da Marco Di Paola. Ieri ha chiesto al ministro dei beni culturali, Giuliano Urbani, politiche mirate incentivanti per i privati a far emergere, recuperandolo, questo patrimonio culturale e architettonico per destinarlo a nuove funzioni di qualità, siano esse relative al turismo, alla salute, alla cultura. «Il messaggio nuovo», ha sottolineato Giuseppe Roma, «è far diventare il vasto patrimonio culturale urbano diffuso una opportunità di rilancio dell'economia attraverso la creazione di nuove attività e di nuova occupazione. Ma anche di crescita per i costruttori chiamati, nello specifico, a funzioni e competenze multiple in quanto promotori: individuare il bene, progettare, dialogare con le soprintendenze, montare l'operazione, realizzarla e lanciarla». Finora le attività di recupero sono avvenute in maniera spontanea e sporadica (Toscana e l'Umbria, punte di diamante; Lecce, Salerno, Bari e Cosenza al Sud con i programmi Ue, Urban). «Ma c'è ancora molto da fare», ha concluso Giuseppe Roma, «sia sul fronte delle politiche specifiche di sviluppo che dovrebbero far leva anche su incentivi fiscali e finanziari per invogliare i privati; sia in relazione alle politiche infrastrutturali e produttive del territorio che devono accompagnare il progetto di recupero e valorizzazione del bene architettonico».