Per anni la Provincia è, diciamo, rimasta a guardare: non perché voleva ma perché doveva; finché, nel 2005, la Regione, ha rivisto sistemi, compiti e competenze. E adesso che si è guadagnata un ruolo di garanzia, nel governo di un territorio spartito fra 165 amministrazioni comunali e segnato da trascorse opinioni e sviste urbanistiche, giacché non può rimediare al passato s'impegna a scongiurare la prosecuzione di consuetudini sbagliate: come il fatto che un Comune, nell'innalzare palazzi, sbancare colline, cancellare boschi o prati, decida in autonomia la sua sorte. Perché è vero, dice da buon leghista il presidente Leonardo Carioni, che «gli amministratori devono essere lasciati liberi di amministrare»; ma è vero anche, dice sempre lui, che «a volte difettano della preparazione necessaria: anch'io, quando sono stato eletto sindaco di Turate, ho trascorso i primi anni a fare esperienza». È quasi prassi che le spese di un "percorso formativo" le faccia l'ambiente, patrimonio collettivo «che ci è dato in prestito - osserva Carioni - Non possiamo rovinare quello che è destinato ai nostri figli. Se vogliamo intervenire, dev'essere per migliorare la situazione». Ecco come: conducendo per mano chi stenta a camminare lungo la retta via. La Provincia si candida a guida, con un disegno di legge che idealmente la elegga organo sovracomunale di controllo. «Lo stiamo predisponendo: lo sottoporremo anche alle altre province lombarde, prima di presentarlo in Regione». La normativa attuale, riconosce Carioni, si mostra infatti carente: «Ringrazio l'operato del precedente assessore, degli uffici diretti dall'architetto Cosenza: con la redazione del piano territoriale di coordinamento provinciale abbiamo centrato un obiettivo importante. Ma non basta. Vogliamo mettere altri paletti per guidare meglio le amministrazioni locali», annuncia. «Stiamo vivendo un periodo difficile - spiega Stefano Valli, assessore al Territorio - determinato dalla fase di transizione in cui ci troviamo. I piani di governo del territorio, previsti dal piano territoriale di coordinamento provinciale, non sono ancora entrati in vigore: sono soltanto due i Comuni che finora l'hanno approvato. Per questo è necessaria una legge che salvaguardi il territorio, così da evitare abusi e scempi ambientali in questo periodo di cambiamento ». Un esempio da non ripetere: la cementificazione nel parco di villa Roccabruna, a Blevio, resa possibile da un piano integrato d'intervento con variante al piano regolatore. Procedura veloce, talvolta «buona e utile a recuperare aree dismesse», talaltra a rimediare opere pubbliche e servizi in cambio di una volumetria stabilita da una contrattazione fra il comune e il privato, senza supervisione alcuna. «Proporremo un disegno di legge affinché questi piani, finora autorizzati dai Comuni, debbano essere invece approvati dalla Provincia, che potrà così entrare nel merito del progetto e accettare o respingerne la fattibilità», illustra l'architetto Giuseppe Cosenza, dirigente del settore territorio. La seconda falla nel sistema riguarda poi gli "esperti inesperti": architetti, ingegneri, ma anche geometri, agronomi, geologi che, con un corso di quindici ore, possono essere impiegati dai Comuni per fornire un parere vincolante sull'impatto paesaggistico di un intervento edilizio in programma. «Queste valutazioni richiedono professionalità qualificate, che è improbabile possano essere riprodotte in ogni Comune, ora chiamato a nominarne almeno due. Sollecitiamo l'istituzione di una commissione provinciale, composta da esperti di alto livello, cui sia demandato il compito di autorizzare almeno gli interventi urbanistici più rilevanti». Se accolta, la proposta di legge avrebbe ricadute fin d'ora previste: «Questa legge - riconosce Cosenza - comporterebbe la necessità di rafforzare e qualificare gli uffici tecnici provinciali». Già s'ipotizzano corsi di formazione urbanistico-paesaggistica, da estendere anche agli amministratori locali, così da «orientarli a capire meglio ciò di cui trattano». Capita infatti che non colgano la portata delle decisioni prese a cuor leggero: come un piano regolatore che consenta di edificare oltre il fabbisogno. La Provincia ha avviato un monitoraggio, perché «va bene se una variante al piano regolatore corrisponde a un bisogno reale, ma se è solo frutto di una politica interventistica e aggressiva ai danni del territorio - conclude Cosenza - è doveroso fermarci a riflettere». Il primo gesto a seguire dev'essere «l'instaurazione un tavolo tecnico con la Regione al fine di normare questa fase transitoria», ribadisce Valli, auspicando di accorciarne i tempi attraverso incentivi concreti: «Bisogna entrare al più presto a regime con i piani di governo del territorio, che comportano però degli oneri economici. Possiamo aiutare i Comuni garantendo contributi economici e fornendo supporto tecnico per la valutazione ambientale strategica, di cui potrebbe farsi carico la Provincia».